Guido Pagliuca, il ritratto del mister che non accetta compromessi

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Carrara. Tanto, troppo, tutto si è detto di Guido Pagliuca. Che ha un brutto carattere, che dice le cose in faccia in un mondo, quello del calcio italiano, abituato all’ipocrisia, al chiacchericcio dietro le spalle, a pensare bianco e dire nero.

Lui, cecinese verace, geniale e spigoloso, sincero ed esplicito, le cose che pensa, dice. Un Silvio Baldini nato cento chilometri più a sud: uno così o si ama alla follia o non si sopporta. Chi lo ha saputo capire, e amare, ha staccato lauti dividendi: la Juve Stabia, ad esempio, che sotto la sua guida trionfa dalla C alla B e quindi, nella cadetteria, centra il record assoluto di punti tra i professionisti (55), arrivando alla semifinale playoff poi perduta con la Cremonese. O il Borgo a Buggiano, piccola realtà che trascina per la prima volta tra i professionisti, nel 2011.

Qualcuno in lui non ha creduto, frettolosamente, in omaggio all’antico e sbagliatissimo adagio per il quale contano soltanto i risultati cotti e mangiati, tutto e subito.

Oppure quelli che, davanti a un carattere forte e non incline al compromesso, lo hanno allontanato per motivi che esulano dal campo di gioco, come la Pianese, ad esempio, o alcune settimane fa l’Empoli, che pure aveva vinto due partite su cinque e stava trovando la sua dimensione dopo l’ennesima estate di stravolgimento della rosa.
Prendere o lasciare, discese ardite e risalite: questo è Guido Pagliuca da Cecina, 50 anni.

Uno che ha mangiato per anni il pane duro del calcio di paese, quello dei dilettanti dove i campi sono angusti e sterrati, dove le idee germogliano a fatica in un mondo senza soldi e con i piedi inchiodati a terra. Eppure qui, nella provincia profonda toscana, il calcio di Pagliuca è riuscito a sbocciare, a farsi largo, quel precetto di 4-3-3 coraggioso e offensivo pronto a tramutarsi nel 3-5-2 che è inno alla prudenza: trasformismo tattico che ha imposto questo tecnico all’attenzione del calcio che conta.
O si ama o si detesta: ditelo ai calciatori, pronti a gettarsi nel fuoco per il suo modo viscerale e passionale di intendere il gioco, o a qualche dirigente che mal ha sopportato il suo modo di essere.
Carrara ha questa indole, passionale e mai disposta al compromesso: magari Pagliuca, spigoloso cecinese dalle visioni calcistiche maturate in provincia, alla gente giallazzurra potrebbe piacere. Certo, servono i risultati e anche in fretta, serve una scossa poderosa a una Carrarese che il mercato estivo ha trasformato, togliendole delle certezze. Lui, senza compromessi e con il cipiglio severo, potrebbe dargliela.

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Giorgio Billeri
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