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Capodanno: com'era, com'è

29-12-2025 18:22 - Amarcord / Amarcorde
C’era traffico, quella notte, sull’autostrada. Come illuminata a giorno da migliaia di fari. Migliaia di auto che fendevano la notte gelida e stellata: chissà perché, nella notte di San Silvestro raramente piove. Un serpentone di macchine, di ragazze in tacchi alti, di ragazzi per una volta pettinati, i pantaloni buoni tolti dalla formalina, le scarpe lucide. Decine di migliaia di cuori che convergevano, da Carrara a Massa, da Pisa a Livorno, in quel divertimentificio chiamato Versilia. Un crocevia di voglia di stare insieme, di ballare, di bere senza troppi steccati, di tirare l’alba senza sentirsi in colpa. Un posto dove dovevi essere, quasi per forza.
“Dove vai l’ultimo dell’anno?” è stato il tormentone degli anni Ottanta e Novanta, gli anni dell’edonismo, della vita da bere in un sorso, del meglio non pensare troppo e godersela. Non cosa fai, ma dove vai, non la voglia della festa, ma quasi l’obbligo: un tavolo in Capannina, un posticino alla Canniccia, uno strapuntino al Seven Apples costavano un occhio della testa ma, il giorno dopo, erano l’anima dei racconti agli amici, ai familiari, la testa pesante, la bocca impastata da troppi drink cui non eri abituato. Che ora hai fatto? Le sei, le sette, le otto, più tardi avevi raggiunto l’agognato letto, più alba avevi visto e più cresceva la tua considerazione del branco, più ti sentivi qualcuno o qualcosa, quasi eroico nell’aver sfidato e cavalcato tutta la notte.
Anche se, sotto sotto, il tuo divertimento era durato un battito di ciglia, forse solo i venti secondi del fatidico conto alla rovescia che divideva l’oggi dal domani, l’anno che è stato con quello che verrà. Il resto era stato calca, sudore, musica che tambureggia nelle orecchie, i Will Survive e i Village People, mal di testa e quel trenino di allegria un poco forzata che partiva ad un certo punto, con le signore non più ragazze e i mariti perplessi a girare attorno alla pista.
Parlare, in quella bolgia, era l’impresa. Conoscere qualcuno, magari un nuovo amico, magari la donna della tua vita, una missione ai limiti dell’impossibile. Perchè quell’immenso sudario versiliese, in cui convergeva mezza toscana, era il tempio del divertimento posticcio, che costava centinaia di migliaia di lire lasciandoti, alla fine, il retrogusto dolceamaro di esserci stato, ma senza ricordarsi molto.
Prima degli anni Ottanta, San Silvestro era stata una festa intima, vissuta in casa, con i parenti, gli amici più stretti. Col cenone infinito, le lenticchie che non avresti più mangiato fino all’anno successivo, lo spumante non champagne, i giochi di società. Il conto alla rovescia scandito dalla televisione. Chi se lo poteva permettere passava la notte più lunga in montagna, nell’incanto bianco. Ed era tutto più semplice, più naturale.
Oggi, cicli della vita e della storia, le feste in casa sono tornate. Pochi ormai spendono cifre sanguinose per uno strapuntino in un locale della Versilia, le feste di piazza, tutti insieme aspettando l’anno che verrà, hanno sostituito il tavolo con le bollicine e i Village People, perché i tempi sono difficili, e anche le feste esigono rigore. Lungo l’autostrada non ci saranno più migliaia di auto a trasportare migliaia di giovani speranze, assetate di pista, di stroboscopio, e di sensazioni a volte fasulle. E tanti sono tornati a scandire il count diown alla televisione. Chissà, forse non è un male.

Fonte: Giorgio Billeri