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Gianni Lorenzetti, consigliere regionale neoeletto, commenta l'anniversario della strage di Cutro
«Non dimenticare quello che accadde a Cutro – afferma il consigliere regionale Gianni Lorenzetti – è un esercizio di memoria e quindi, in questi tempi fluidi e sfuggenti, un gesto sovversivo». Parole forti, che chiamano in causa non solo il ricordo delle vittime, ma anche la coscienza collettiva.
Il riferimento è al drammatico naufragio che sconvolse l’Italia, quando un’imbarcazione carica di migranti si spezzò a circa cinquanta metri dalla costa calabrese. «A cinquanta metri dalla riva – sottolinea il consigliere – si è consumata una vergogna italiana a cui non è riservata nemmeno la pietà dei nostri governanti».
Nel suo intervento, Lorenzetti punta il dito contro quella che definisce una distanza crescente tra i gesti simbolici e la realtà dei fatti. «Tra i gesti simbolici e la sostanza delle cose c’è di mezzo un mare», osserva, evocando una contraddizione che attraversa il dibattito politico nazionale.
Il mare, conclude Lorenzetti, non è soltanto un confine geografico ma un simbolo potente. «È quel mare dove annegano innocenti in fuga dalla miseria, dalle sopraffazioni, dalla guerra». Un’immagine che richiama la responsabilità collettiva e invita a una riflessione più profonda sulle politiche migratorie e sull’umanità delle scelte compiute.