Il vescovo francescano blocca il progetto pro armamenti
20-12-2025 17:34 - Cronaca
di Claudio Figaia
Pontremoli -. Ci sono preti che benedicono armi e reggimenti. Non frate Mario Vaccari, francescano e vescovo della diocesi di Massa Carrara Pontremoli. Il quale non ci ha pensato un minuto a cancellare una collaborazione tra il liceo vescovile di Pontremoli (che da lui dipende) e una fondazione di ricerca informatica non appena ha scoperto che in quel progetto si parlava di armamenti e industria bellica. Non in nostro nome, non nella nostra scuola: qui nelle nostre aule si promuove la cultura della pace, non iniziative che promuovono la logica della guerra, ha detto in sostanza il vescovo Vaccari. Lanciando così un segnale forte contro la montante onda bellicista che sta investendo Italia ed Europa. Ci voleva un francescano (monsignor Vaccari, a proposito, veste quasi sempre il saio dei frati minori, anche in occasioni uficiali).
Una vicenda da raccontare, anche perché i media locali che ne hanno dato notizia non sembrano avere sottolineato la carica dirompente di questo gesto. Tutto comincia con un apparentemente “innocuo” progetto che la Fondazione Olivetti Tecnologica e Ricerca (Olitec) propone al preside del liceo Vescovile don Pietro Pratolongo. Si tratta, lo spiega lo stesso dirigente scolastico in un’intervista a Toscana Oggi-Vita Apuana il 9 novembre scorso, di una collaborazione fra scuola e fondazione per “l’introduzione nel percorso scolastico delle discipline “Bria” (Bioinformatica, realtà immersiva e intelligenza artificiale) attraverso il Percorso Magellano Italia 2025”. L’obiettivo, dice ancora Pratolongo, è di “fornire ai giovani strumenti per affrontare il loro futuro professionale, per accedere agli sbocchi lavorativi del nuovo mercato globale… conoscendone anche gli aspetti antropologici, morali ed etici, implicati”. Tutto bene, dunque?
Uno spot all'industria della guerra- Tutto bene fino al 29 novembre, quando a Pontremoli si tiene convegno intitolato “Aerospazio e difesa, un’opportunità per il territorio”, patrocinato dal Comune e promosso da una cordata di imprese del settore dell’industria militare (tra cui Leonardo, Cluster, Euro TEC Defence, Lunilettronik, Rivista Italiana Difesa, Mbda Italia). Nella Lunigiana delle tante servitù militari – da Marimuni a Boceda – il tema è sentito e il messaggio lanciato è: gli investimenti in ambito bellico sono un volano per l’economia locale e offrono ai giovani interessanti opportunità di trovare lavoro. Il problema è che a promuovere il convegno c’è anche Olitec. E non come comprimaria. L’Accademia Apuana per la Pace, in un comunicato del 19 dicembre, ricostruisce così l’evento: “In una presentazione che per analogia ricordava i cavalieri templari si mostravano giovani “cadetti”, in uniforme distintiva di Olitec, durante l’addestramento all’uso di tecnologia informatica. Il rappresentante di Olitec (il responsabile della Fondazione, Massimiliano Nicolini), definendo la formazione come “addestramento”, ha poi illustrato il percorso pluriennale di studi nell’ambito della bioinformatica accordato con il Liceo Vescovile”. Secondo il network pacifista apuano, inoltre, il linguaggio utilizzato al convegno si sarebbe dimostrato “un goffo tentativo di persuasione e manipolazione dei ragazzi. Alcune delle affermazioni espresse denotano, inoltre, un pensiero divisivo basato sulla paura del diverso (cit.: “non tutti sono alti, biondi e con gli occhi azzurri”) e mettono in dubbio l’adesione a quei principi democratici europei di libertà e democrazia che si chiedeva ai giovani presenti di difendere”.
Lo stop del vescovo - A quel punto il capo della diocesi apuana blocca tutto. E diffonde un comunicato stampa in cui dice chiaro che tra Vescovile e Olitec c’erano state soltanto “interlocuzioni” ma nessun accordo. E, soprattutto, spiega che al liceo pontremolese non c’è spazio per “promozioni” di sapore bellicista. “L’obiettivo della crescita umana e spirituale degli studenti _ scrive il vescovo _ non può di certo essere perseguita con iniziative volte al sostegno delle politiche di aumento degli armamenti che giustificano la logica della guerra, quando desideriamo invece che non solo l’educazione alla pace sia alla base della proposta educativa del Liceo vescovile, ma la cultura della pace e diventare ‘operatori di pace’ – non solo pacifisti, dunque, ma anche pacificatori – debba avere un’attenzione costante parte della comunità cristiana”. Più chiaro di così.
Olitec puntualizza - Non è però finita. Olitec risponde tramite un comunicato che appare sul sito della Fondazione, sormontato da una oleografica immagine in cui un ragazzino in tuta dell’Italia tiene per mano due bambini più piccoli mentre sullo sfondo sventola un tricolore. In esso si sostiene, fra l’altro, che “risulta profondamente errato e fuorviante attribuire l’interruzione del percorso a presunti fattori ideologici”. La decisione di sospendere il progetto “Pontremoli”, poi, è stata “deliberata dal Comitato della Fondazione in data 6 dicembre 2025, ed è stata una scelta prudenziale e responsabile, assunta esclusivamente per l’assenza di una formalizzazione progettuale a fronte di richieste operative e finanziarie sempre più rilevanti”. Dunque, “stupisce l’uscita pubblica della Diocesi, avvenuta successivamente a questa decisione, e fondata su una ricostruzione che non tiene conto della documentazione, delle richieste formali avanzate dal Liceo e delle risposte fornite dalla Fondazione”. Nella puntualizzazione non ci sono riferimenti alle accuse di “giustificazionismo della guerra” arrivate dalla diocesi.
E lancia una replica "vannacciana" - Su Facebook compare però un post della Fondazione dai toni ben più “vannaciani”: “Anche Pontremoli chiude le porte alla difesa ed (sic.) a chi aspira ad esserne parte. Una delusione enorme perchè animata da ideologia di pacifisti a contratto che chiamano i militari quando hanno bisogno ma che poi scendono in piazza ad offenderli”.
Pontremoli -. Ci sono preti che benedicono armi e reggimenti. Non frate Mario Vaccari, francescano e vescovo della diocesi di Massa Carrara Pontremoli. Il quale non ci ha pensato un minuto a cancellare una collaborazione tra il liceo vescovile di Pontremoli (che da lui dipende) e una fondazione di ricerca informatica non appena ha scoperto che in quel progetto si parlava di armamenti e industria bellica. Non in nostro nome, non nella nostra scuola: qui nelle nostre aule si promuove la cultura della pace, non iniziative che promuovono la logica della guerra, ha detto in sostanza il vescovo Vaccari. Lanciando così un segnale forte contro la montante onda bellicista che sta investendo Italia ed Europa. Ci voleva un francescano (monsignor Vaccari, a proposito, veste quasi sempre il saio dei frati minori, anche in occasioni uficiali).
Una vicenda da raccontare, anche perché i media locali che ne hanno dato notizia non sembrano avere sottolineato la carica dirompente di questo gesto. Tutto comincia con un apparentemente “innocuo” progetto che la Fondazione Olivetti Tecnologica e Ricerca (Olitec) propone al preside del liceo Vescovile don Pietro Pratolongo. Si tratta, lo spiega lo stesso dirigente scolastico in un’intervista a Toscana Oggi-Vita Apuana il 9 novembre scorso, di una collaborazione fra scuola e fondazione per “l’introduzione nel percorso scolastico delle discipline “Bria” (Bioinformatica, realtà immersiva e intelligenza artificiale) attraverso il Percorso Magellano Italia 2025”. L’obiettivo, dice ancora Pratolongo, è di “fornire ai giovani strumenti per affrontare il loro futuro professionale, per accedere agli sbocchi lavorativi del nuovo mercato globale… conoscendone anche gli aspetti antropologici, morali ed etici, implicati”. Tutto bene, dunque?
Uno spot all'industria della guerra- Tutto bene fino al 29 novembre, quando a Pontremoli si tiene convegno intitolato “Aerospazio e difesa, un’opportunità per il territorio”, patrocinato dal Comune e promosso da una cordata di imprese del settore dell’industria militare (tra cui Leonardo, Cluster, Euro TEC Defence, Lunilettronik, Rivista Italiana Difesa, Mbda Italia). Nella Lunigiana delle tante servitù militari – da Marimuni a Boceda – il tema è sentito e il messaggio lanciato è: gli investimenti in ambito bellico sono un volano per l’economia locale e offrono ai giovani interessanti opportunità di trovare lavoro. Il problema è che a promuovere il convegno c’è anche Olitec. E non come comprimaria. L’Accademia Apuana per la Pace, in un comunicato del 19 dicembre, ricostruisce così l’evento: “In una presentazione che per analogia ricordava i cavalieri templari si mostravano giovani “cadetti”, in uniforme distintiva di Olitec, durante l’addestramento all’uso di tecnologia informatica. Il rappresentante di Olitec (il responsabile della Fondazione, Massimiliano Nicolini), definendo la formazione come “addestramento”, ha poi illustrato il percorso pluriennale di studi nell’ambito della bioinformatica accordato con il Liceo Vescovile”. Secondo il network pacifista apuano, inoltre, il linguaggio utilizzato al convegno si sarebbe dimostrato “un goffo tentativo di persuasione e manipolazione dei ragazzi. Alcune delle affermazioni espresse denotano, inoltre, un pensiero divisivo basato sulla paura del diverso (cit.: “non tutti sono alti, biondi e con gli occhi azzurri”) e mettono in dubbio l’adesione a quei principi democratici europei di libertà e democrazia che si chiedeva ai giovani presenti di difendere”.
Lo stop del vescovo - A quel punto il capo della diocesi apuana blocca tutto. E diffonde un comunicato stampa in cui dice chiaro che tra Vescovile e Olitec c’erano state soltanto “interlocuzioni” ma nessun accordo. E, soprattutto, spiega che al liceo pontremolese non c’è spazio per “promozioni” di sapore bellicista. “L’obiettivo della crescita umana e spirituale degli studenti _ scrive il vescovo _ non può di certo essere perseguita con iniziative volte al sostegno delle politiche di aumento degli armamenti che giustificano la logica della guerra, quando desideriamo invece che non solo l’educazione alla pace sia alla base della proposta educativa del Liceo vescovile, ma la cultura della pace e diventare ‘operatori di pace’ – non solo pacifisti, dunque, ma anche pacificatori – debba avere un’attenzione costante parte della comunità cristiana”. Più chiaro di così.
Olitec puntualizza - Non è però finita. Olitec risponde tramite un comunicato che appare sul sito della Fondazione, sormontato da una oleografica immagine in cui un ragazzino in tuta dell’Italia tiene per mano due bambini più piccoli mentre sullo sfondo sventola un tricolore. In esso si sostiene, fra l’altro, che “risulta profondamente errato e fuorviante attribuire l’interruzione del percorso a presunti fattori ideologici”. La decisione di sospendere il progetto “Pontremoli”, poi, è stata “deliberata dal Comitato della Fondazione in data 6 dicembre 2025, ed è stata una scelta prudenziale e responsabile, assunta esclusivamente per l’assenza di una formalizzazione progettuale a fronte di richieste operative e finanziarie sempre più rilevanti”. Dunque, “stupisce l’uscita pubblica della Diocesi, avvenuta successivamente a questa decisione, e fondata su una ricostruzione che non tiene conto della documentazione, delle richieste formali avanzate dal Liceo e delle risposte fornite dalla Fondazione”. Nella puntualizzazione non ci sono riferimenti alle accuse di “giustificazionismo della guerra” arrivate dalla diocesi.
E lancia una replica "vannacciana" - Su Facebook compare però un post della Fondazione dai toni ben più “vannaciani”: “Anche Pontremoli chiude le porte alla difesa ed (sic.) a chi aspira ad esserne parte. Una delusione enorme perchè animata da ideologia di pacifisti a contratto che chiamano i militari quando hanno bisogno ma che poi scendono in piazza ad offenderli”.
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