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IN MORTE DI PINO PINELLI, ANARCHICO

15-12-2025 14:22 - Amarcord / Amarcorde
di Claudio Figaia
CARRARA – 56 anni fa, la notte tra lunedì 15 e martedì 16 dicembre 1969, muore Giuseppe Pinelli detto Pino, 41 anni, anarchico, milanese, ferroviere. Muore cadendo dal quarto piano della questura di Milano, dalla finestra dell'ufficio del commissario Luigi Calabresi. Sono passati appena tre giorni da quel terribile 12 dicembre, il giorno della bomba alla Banca dell'Agricoltura di piazza Fontana che ha provocato 17 morti e 88 feriti. E Pinelli in questura c'era entrato giusto tre giorni prima (trattenuto, dunque, ben oltre le 48 ore previste dalla legge), prelevato dalla polizia con l'accusa/sospetto di essere uno degli autori della strage.
E' la “pista anarchica”, maldestro ma insidioso depistaggio orchestrato dalle autorità giudiziarie e di polizia e sostenuto dalla stampa “borghese” di allora. La verità ufficiale sostenuta dalla questura è che Pino si è suicidato, a dimostrazione della sua colpevolezza. Ma le cose non stavano proprio così. Pinelli, probabilmente, era stato scelto perché il “più in vista” degli animatori del circolo anarchico della Ghisolfa a Milano. Nell'aprile del 1969 c'erano stati due attentati (senza vittime) alla stazione centrale di Milano e le indagini della polizia si erano subito indirizzate verso il movimento libertario e Pinelli, ferroviere e anarchico, fu messo tra i sospettati. Era il capro espiatorio ideale.
Ma la strage è di Stato. Ma no, non era questa la verità: la strage di Piazza Fontana è stata voluta e attuata dai fascisti di Ordine Nuovo, con il coinvolgimento di pezzi di Stato. E questa verità è stata disvelata grazie a una grande campagna di controinformazione che coinvolse, oltre agli anarchici, anche parte della sinistra extra-parlamentare e istituzionale, riuscendo a mobilitare larghi settori dell'opinione pubblica, facendo emergere le numerose contraddizioni delle prime ricostruzioni ufficiali, sollevando un ampio movimento di opinione pubblica. Il 27 dicembre 1969, la vedova del ferroviere Licia Rognini Pinelli, insieme alla madre di Pinelli, denuncia il questore Marcello Guida per diffamazione. Guida non è un funzionario dello Stato al di sopra delle parti: era stato un funzionario fascista, al servizio di Mussolini, ed era stato direttore del confino di Ventotene. Il 24 giugno 1971 la vedova denuncia il commissario Calabresi e tutte le persone presenti in questura la notte del 15 dicembre, per omicidio volontario, sequestro di persona, violenza privata e abuso di autorità. L'istruttoria viene affidata al giudice istruttore Gerardo D'Ambrosio che il 27 ottobre 1975 l'archivierà escludendo sia il suicidio che l'omicidio e motivando la morte come un “malore attivo”. Tutti gli indiziati vengono prosciolti. Aldilà della verità giudiziaria, tuttavia, si afferma una verità storica: Pinelli doveva essere il capro espiatorio, la “prova” che la bomba è di matrice anarchica.
"Brigadiere apra un po' la finestra". La criminalizzazione dei libertari fallisce; intellettuali come Franco Fortini, Vittorio Sereni, Marco Forti Giovanni Raboni, Goffredo Fofi, giornalisti come Camilla Cederna, Giampaolo Pansa, Corrado Stajano contribuiscono a smontare il teorema. Dario Fo mette in scena Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo, il pittore Enrico Baj realizza la monumentale opera "I funerali dell'anarchico Pinelli". Per ricordare Pinelli vengono scritte poesie, tra cui quella di Julian Beck, fondatore del Living Theatre, intitolata Il corpo di Giuseppe Pinelli, e canzoni, la più celebre la Ballata dell'anarchico Pinelli ("Quella sera a Milano era caldo. / Ma che caldo che caldo faceva. / "Brigadiere apra un po' la finestra. / E ad un tratto Pinelli cascò." ).. La vicenda politico-giudiziaria dell'assassinio di Giuseppe Pinelli, strettamente intrecciata con l'intera storia della strage di piazza Fontana, in particolare con il “caso Valpreda”, diventerà negli anni un vero e proprio boomerang per le istituzioni dello Stato che hanno fomentato o coperto la strategia della tensione tanto da arrivare alla formulazione ampiamente condivisa di “strage di Stato”.
Spoon River a Turigliano. Pinelli adesso riposa al cimitero di Turigliano, a Carrara, vicino ad altri anarchici, e sulla sua lapide ci sono alcuni versi della poesia Carl Hamblin tratti da Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, nella traduzione italiana di Fernanda Pivano.
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