Le nostre rubriche: SCRIPTA MANENTUn film che mi è piaciuto molto: "LE CITTA' DI PIANURA"
13-12-2025 16:59 - Cronaca
Un film che mi è piaciuto molto
"LE CITTA' DI PIANURA"di Claudio Figaia
Un film che mi è molto piaciuto è "Le città di pianura", regia di Francesco Sossai. L'ho visto al Garibaldi di Carrara, con amici. Abbiamo prenotato: “Quattro posti, se possibile nella fila senza poltroncine davanti”. “Faremo il possibile”. In sala, poi, ci siamo trovati solo noi quattro… La trama è esile: Doriano e Carlobianchi (tutto attaccato), cinquantenni in perenne ricerca di un bar dove bere l'ultimo bicchiere, girovagano per le strade del Nord Est per raggiungere il luogo dove l'amico Eugenio “Genio” ha nascosto i frutti di una sua vecchia truffa. Imbarcano con loro, sulla vecchia Jaguar di Doriano, Giulio, studente in Architettura, secchione e timido. Fra i tre nascerà un legame insospettabile, fra una visita al santuario brutalista Brion di Carlo Scarpa e un aeroporto sbagliato. Non succede molto, insomma. Ma il fascino del film è nei personaggi: Doriano e Carlobianchi hanno volti segnati ma sinceri. Sono amici per la pelle, marginali ma non emarginati, alticci ma mai sballati, malinconici ma molto ironici.
Un film che mi è molto piaciuto è "Le città di pianura", regia di Francesco Sossai. L'ho visto al Garibaldi di Carrara, con amici. Abbiamo prenotato: “Quattro posti, se possibile nella fila senza poltroncine davanti”. “Faremo il possibile”. In sala, poi, ci siamo trovati solo noi quattro… La trama è esile: Doriano e Carlobianchi (tutto attaccato), cinquantenni in perenne ricerca di un bar dove bere l'ultimo bicchiere, girovagano per le strade del Nord Est per raggiungere il luogo dove l'amico Eugenio “Genio” ha nascosto i frutti di una sua vecchia truffa. Imbarcano con loro, sulla vecchia Jaguar di Doriano, Giulio, studente in Architettura, secchione e timido. Fra i tre nascerà un legame insospettabile, fra una visita al santuario brutalista Brion di Carlo Scarpa e un aeroporto sbagliato. Non succede molto, insomma. Ma il fascino del film è nei personaggi: Doriano e Carlobianchi hanno volti segnati ma sinceri. Sono amici per la pelle, marginali ma non emarginati, alticci ma mai sballati, malinconici ma molto ironici.
Perdenti, a giudicarli con il metro del rampantismo, del successo economico a tutti i costi che ha dominato il Nordest prima della grande crisi del 2008 (e anche oggi). Ma in realtà vincenti, perchè capaci di staccarsi con serenità da quel mondo. A un certo punto, fra l'ennesimo amaro e la penultima birra, scoprono “il segreto del mondo”. Ma non riescono a ricordarselo. E non se la prendono troppo, continuano a filosofeggiasre sulla vita e a bere. Davanti a un tagliere di salumi, Carlobianchi spiega: quando si mangia la prima fetta di salame la soddisfazione è altissima ma, fetta dopo fetta, mentre ci si sazia, la soddisfazione cala inesorabilmente. Tranne quando si arriva all'ultima: quella sì che ha un valore inestimabile. Come l'ultima bevuta, aggiunge Doriano. E' la teoria economica della marginalità dei beni raccontata in osteria e un po' anche la metafora di un Veneto che si è mangiato tutto a furia di Tir, strade, capannoni, fabbrichette.
Un film inconsueto, diverso, con attori (per fortuna) poco visti altrove. Notevole anche la colonna sonora, di Krano, puro folk blues dalla Valdobbiadene. Noi quattro amici siamo usciti contenti.
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