MASSA-Quanta unanimità sul progetto “Massa capitale italiana della cultura”! Non c'è politico, di centrosinistra o di destra, che non si sia espresso a favore. Del resto chi oserebbe di farsi dare del traditore “contro Massa”? Spendere qualche parola a favore, cosa vuoi che ci costi. Forse però, prima di aderire, sarebbe opportuno aver chiare le basi di questo progetto. Che è stato presentato dal sindaco, dall'assessore alla cultura Monica Bertoneri e dal parlamentare di Fratelli d'Italia Alessandro Amorese. Quest'ultimo pare essere il vero deus ex machina della questione: responsabile per le attività editoriali di Fratelli d'Italia, e vicino al cuore del ministro della cultura Giuli, il quale, in occasione della sua visita massese al museo Guadagnucci, ha lasciato intendere, seppure nella sua involuta maniera, che il suo cuore batte per Massa (ha detto: "Tutte le città candidate sono prime al traguardo del mio cuore, ma Massa ha tutte le carte in regola per competere nel mondo": enunciato che implicherebbe attività ermeneutiche degne d'altri oggetti testuali).
Ricordiamo che Amorese ha l'incarico di responsabile editoriale del suo partito perché da anni è responsabile di Eclettica edizioni, che non nasconde le sue cameratesche radici: sfogliando il catalogo, si trovano perle nere come “A sognare la Repubblica. Bombacci con Mussolini a Salò", “Il 1921 sulle pagine dell'Assalto. Giornale del Fascio di combattimento bolognese", "Adriano Romualdi, conservatore rivoluzionario”, “Almirante l'italiano d'Italia”, “Aviazione repubblicana 44/45”, fino alle "Bugie coloniali" di Alberto Alpozzi, opera in tre volumi che riabilita la bontà del colonialismo italiano, alla faccia di Del Boca, dei massacri e delle armi chimiche in Etiopia.
Nella conferenza di presentazione della candidatura, è stato detto che questo percorso “ci sta già restituendo molto in termini di progettualità, consapevolezza civica e orgoglio identitario". Verifichiamo il disegno complessivo di questo percorso di “orgoglio identitario” (espressione cara ai sovranisti di ogni risma) sulla pagina Facebook dedicata al progetto.
“La cultura serve a capire l'altro, e se si capisce l'altro nasce la solidarietà”, dice il sindaco di Massa che come primo atto cancellò lo Sprar, il sistema di accoglienza per i rifugiati, e chiese l'obiezione di coscienza sulle unioni civili. C'è poi il video di sostegno di Umberto Broccoli, eletto come presidente del comitato scientifico, il quale dice, con ben poco sforzo, di aver accettato l'incarico perché questo territorio “è il riassunto del territorio italiano: ci sono le montagne, c'è il mare, c'è la linea di costa, e c'è la storia”. La storia a cui fa riferimento sono i liguri apuani e il conflitto con Roma, e finisce lì; poi, in uno sgangherato e improvvisato elenco, c'è il marmo – che “è in tutto il mondo”: la storia umana di chi l'ha lavorato, quello che ha comportato in termini di lavoro e di idee, e quello scempio fatto ai danni delle Apuane devastate dalla tecnologica dell'escavazione, tutto questo non esiste.
Si parla di “grande storia” e di “grande tradizione”. Ma cosa significa, concretamente? Silenzio. Sul profilo scorrono le varie caratteristiche della terra apuana (da piazza Aranci alle montagne al mare) come farebbe un'Azienda di promozione del turismo: ma nulla ci racconta qualcosa di rilevante sulla “cultura” di questa terra. Tralasciamo Gabriele Lavia che vorrebbe fare di Massa una “capitale del mondo” perché in passato ha allestito al teatro Guglielmi i suoi spettacoli (anche meno, direbbe qualche mio studente), e veniamo alle opere infrastrutturali che vorrebbero realizzare: oltre al nuovo spazio per le arti nell'area del Pomario Ducale, e al progetto della ex colonia Ugo Pisa, su cui ho già scritto la mia (una distruzione di memoria storica, di un'identità architettonica, di un polmone verde), si propone un'idea assurda, che definirei iper-futurista, la Cava Teatro Brugiana. Ovvero, in una cava dismessa del monte Brugiana, dove oggi si arriva solo tramite uno stretto sentiero tra i boschi, realizzare un luogo di eventi e spettacoli: insomma la stessa attitudine che si ha nei confronti delle Apuane, ovvero che i monti possiamo impunemente farli a fette.
A questo punto qualcuno potrebbe chiedere: va bene, metti pure che siano fascisti, e che non abbiano davvero un'idea di cultura, ma perché negare che se Massa diventasse capitale della cultura il territorio non ne trarrebbe beneficio? Arriverebbero soldi, finanziamenti, fondi pubblici per implementare progetti, sia temporanei che permanenti. Appunto, è proprio questo il problema. Arriverebbero soldi che sarebbero questi soggetti politici a gestire, in un territorio dove non esistono attività culturali strutturate, radicate in una storia e in una continuità indipendente dall'amministrazione. Ciò significherebbe fondi che poi verrebbero distribuiti a pioggia, in base ad affiliazioni, parentele, clientelismi e cameratismi vari.
E, soprattutto: il progetto di Amorese è un progetto fortemente politico. Mira a costruire un senso identitario di questo territorio con una contronarrazione che elide quelli che sono stati, storicamente, i veri punti identitari che più di ogni altro evento hanno costituito un senso di comunità in questa terra, dalle lotte operaie anarchiche e socialiste alla Resistenza. Cancella una storia umana fatta di sudore e di sangue, la storia della costruzione di una comunità attorno a dei valori comuni radicati in una ben determinata materialità quotidiana, sostituendoli con elementi di un immaginario fantasy fatto di liguri-apuani e monti della luna.
Del resto, per comprendere il senso che quest'amministrazione attribuisce alla cultura torniamo al Museo Guadagnucci, peraltro voluto dall'amministrazione Volpi – uno dei pochi investimenti fatti nella cultura in questo territorio che, per il resto, è un deserto culturale da sempre. Il recente bando per un posto da direttore del Museo, ruolo che richiede qualificate competenze e un mansionario molto impegnativo, prevede per chi sarà scelto non un'assunzione, ma una prestazione di lavoro autonomo, con un compenso pari a 1166 euro lordi, ovvero 820 euro netti al mese, insomma più o meno 5 euro l'ora. Questo è ciò che questa amministrazione attribuisce alla cultura. Il resto è solo volontà di rivincita politica per cancellare la realissima identità di questa terra.