Solo quattro persone al mondo, su quasi otto miliardi di persone e centinaia di milioni di praticanti, giocano a tennis meglio di Lorenzo Musetti da Carrara. Anzi, forse nessuno gioca meglio: Alcaraz, Sinner, Zverev e Djokovic semplicemente hanno vinto più del Michelangelo che imbraccia una racchetta e scalpella magìe. Lorenzo, con quel sorriso scanzonato, ieri mattina si è arrampicato sul muro della leggenda: ha raggiunto il numero 5 delle classifiche mondiali, quello che ti regala l'immortalità sportiva. Ha battuto il russo Rublev, ha strappato il pass per la finale del torneo di Hong Kong, domattina contro Bublik, ed è entrato nella top five del tennis mondiale. Impresa riuscita, tra gli italiani, soltanto a Jannik Sinner, il Predestinato con la maiuscola, e ad Adriano Panatta, che arrivò ad essere numero 4 nel suo anno dorato, il 1976, in cui vinse Roma, Parigi e Coppa Davis. Nicola Pietrangeli, scomparso da poco, fu numero 3 ma negli anni Sessanta non esisteva la classifica computerizzata, era un ristretto gruppo di giornalisti a decidere il ranking. Lorenzo non si deve porre limiti, il suo limite è il cielo. A livello di classe cristallina e talento puro non ha eguali nel circuito: nessuno ha il suo rovescio dipinto dagli angeli, nessuno le sue accelerazioni improvvise, le sue soluzioni ardite. In un tennis sempre più estremo, atletico, codificato il ragazzo di Carrara, figlio di un marmista, è la variabile impazzita, il vento che spazza le nuvole, lo stupore. Potrà vincere e perdere, Lorenzo, ma questa giornata finirà a lettere cubitali nel suo romanzo personale. Numero 5 al mondo: e il meglio deve ancora venire.