Sogni, felpe, parole: in classe dopo la tragedia della spezia
17-01-2026 10:07 -
MASSA-“Prof, mi ha scritto un 2009. Cioè mi ha scritto il suo amico ma è lui che mi ama, è bello come un modello”.
“Prof lo sa forse ce la faccio a prendere il Pandora alla mia fanta per San Valentino?”
“Io da grande non voglio fare come mio babbo, voglio un lavoro migliore, magari a Londra così mi levo da qui”.
“Io appena faccio i soldi tolgo mia mamma da fare le pulizie, deve fare la signora”.
“Prof la maglia di Schiavi è in una teca, è il regalo più bello che ho mai ricevuto”.
In questo nuovo capitolo della mia vita (sarei un libro davvero impegnativo) sono conquistata ogni giorno dalle parole, dai mondi dei ragazzi.
Dietro a quei banchi ci sono facce, cappucci, cuffiette spesso mal nascoste. Ma anche paura, dolore e tanta rabbia. Ci sono pure i sogni che, a quell’età, abbiamo avuto tutti.
Dietro quei banchi, in classe, non ci devono essere i coltelli e se ci sono entrati è una sconfitta per tutti.
E comunque no, non bisogna avere paura ad andare a scuola. Bisogna avere coraggio, ora più che mai: ci vogliono parole, libri, ascolto, regole.
Deve rimanere fuori la rabbia, anche la nostra. E deve, soprattutto e sempre, rimanere fuori il razzismo. Perché dietro quei banchi c’è il futuro di tutti noi.
(Questo commento è stato scritto poche ore dopo la notizia della morte del 18enne Abanoub Youssef . Accoltellato in classe, all’istituto nautico de La Spezia, da un altro studente).