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SALE: Riccardo Ricciardi, capogruppo Movimento 5 Stelle alla Camera.
Con il suo eloquio impetuoso, con i suoi interventi incendiari (e molto di sinistra) e forse un po’ anche la sua postura che ricorda vagamente un “agitatore politico” dell’800 (barba e pizzetto, voce stentorea, occhi penetranti e dito alzato), il deputato massese Riccardo Ricciardi, capogruppo dei 5 Stelle, si è ormai guadagnato una certa fama a Montecitorio. Fama accresciuta dopo l’episodio di venerdì scorso (29 gennaio), quando Ricciardi incrocia in aula il deputato leghista Domenico Furgiuele, organizzatore di una iniziativa sulla “Remigrazione” presso la sala stampa di Montecitorio, insieme a gruppi di estrema destra come Casapound e Fronte Skinheads. Ricciardi lo affronta con decisione: “Lui è quello che ha fatto il gesto della Decima Mas” (gli avambracci incrociati a formare una x ndr. ), dice rivolto al leghista. Il quale rivendica: “E certo che l’ho fatto…”. A quel punto Ricciardi attacca: “Vieni a casa mia a Forno, a fare la Decima… dove hanno ammazzato 56 persone, e le hanno buttate nel fiume”. Furgiuele tenta la replica: “Che fai, mi minacci?” Ricciardi non si ferma e grida: “Vieni sulle nostre montagne a fare la Decima, vieni e vergognati”. Applausi dagli antifascisti di tutta Italia. Per noi sale, decisamente.
SCENDE: Francesco Boccia, capogruppo Pd al Senato.
Sempre a Roma, nei giorni scorsi la giunta per le immunità del Senato ha fermato il procedimento per diffamazione nei confronti della ministra del Turismo Daniela Santanchè. I componenti della giunta hanno deciso che la ministra non può essere processata per frasi offensive che aveva rivolto a Giuseppe Zeno, socio di minoranza di Visibilia e autore delle rivelazioni che hanno fatto partire l’indagine della Procura di Milano (dove Santanchè è indagata per falso in bilancio e per truffa aggravata ai danni dell’Inps). A votare per l’immunità, tutta la maggioranza, quasi ovvio, ma anche i senatori di Pd e Italia Viva. Anche loro convinti che Santanchè, essendo senatrice, ha la facoltà di diffamare. Perché protetta dalla legge, una legge che sancisce l’insindacabilità delle affermazioni di un parlamentare pronunciate nell’esercizio delle sue funzioni. Ora non è facile convincersi che usare frasi (presunte) diffamatorie verso un ex socio per questioni di affari rientri fra le “funzioni” di una senatrice. Intanto, per noi, scendono tutti coloro che hanno “salvato” la ministra dal processo. In particolare quelli del Pd e segnatamente (anche perché non ci sono parlamentari apuani) scende il capogruppo Francesco Boccia, che ha difeso ufficialmente la scelta dei Dem.