SCRIPTA MANENT - "Più scuole meno stadi"
27-12-2025 15:27 - Le nostre rubriche
di Claudio Figaia
“Più scuole meno stadi”, gridano i ragazzi per le strade di Rabat. Mentre nel paese nordafricano si accendono i riflettori sulla 35esima edizione della Coppa d'Africa di calcio, le nuove generazioni marocchine protestano. Mentre campioni come Hakimi, Salah, Osimhen, scendono in campo, loro scendono in piazza, o meglio: cercano di farlo, sfidando il regime. Lo avevano già fatto nell'autunno scorso, con grandi manifestazioni duramente represse dalla polizia. Ci sono stati tre morti, decine di feriti, migliaia di arresti e ora il movimento è più debole: gli stadi sono pieni, ma le carceri ancora di più. La protesta riguarda la mancanza di lavoro, la corruzione dilagante, la diseguaglianza sociale. Il fatto è che, dopo la Coppa d'Africa, nel 2030, il Marocco ospiterà (con Spagna e Portogallo) i Mondiali di calcio. E il governo di Rabat ha stanziato oltre 16 miliardi di dollari – una somma gigantesca per un paese che ha un Pil di 154 miliardi di dollari (contro, per fare un paragone, i 2.543 miliardi dell'Italia) - da investire in progetti infrastrutturali: nuovi stadi, strade, aeroporti. Un flusso di risorse distolto dagli investimenti “sociali”: scuole, ospedali, sostegno al lavoro. Da qui il malessere delle nuove generazioni, le proteste, la repressione. Altre realtà, un altro contesto, un altro continente, pensi. Poi passi in zona stadio, vedi la curva nuova di zecca e vicino il rudere del liceo scientifico. Pensi a quanti anni sono che l'edificio scolastico è lì, abbandonato, e alla nuova tribuna costruita in pochi mesi. E ti torna in mente lo slogan “più scuole meno stadi”.
“Più scuole meno stadi”, gridano i ragazzi per le strade di Rabat. Mentre nel paese nordafricano si accendono i riflettori sulla 35esima edizione della Coppa d'Africa di calcio, le nuove generazioni marocchine protestano. Mentre campioni come Hakimi, Salah, Osimhen, scendono in campo, loro scendono in piazza, o meglio: cercano di farlo, sfidando il regime. Lo avevano già fatto nell'autunno scorso, con grandi manifestazioni duramente represse dalla polizia. Ci sono stati tre morti, decine di feriti, migliaia di arresti e ora il movimento è più debole: gli stadi sono pieni, ma le carceri ancora di più. La protesta riguarda la mancanza di lavoro, la corruzione dilagante, la diseguaglianza sociale. Il fatto è che, dopo la Coppa d'Africa, nel 2030, il Marocco ospiterà (con Spagna e Portogallo) i Mondiali di calcio. E il governo di Rabat ha stanziato oltre 16 miliardi di dollari – una somma gigantesca per un paese che ha un Pil di 154 miliardi di dollari (contro, per fare un paragone, i 2.543 miliardi dell'Italia) - da investire in progetti infrastrutturali: nuovi stadi, strade, aeroporti. Un flusso di risorse distolto dagli investimenti “sociali”: scuole, ospedali, sostegno al lavoro. Da qui il malessere delle nuove generazioni, le proteste, la repressione. Altre realtà, un altro contesto, un altro continente, pensi. Poi passi in zona stadio, vedi la curva nuova di zecca e vicino il rudere del liceo scientifico. Pensi a quanti anni sono che l'edificio scolastico è lì, abbandonato, e alla nuova tribuna costruita in pochi mesi. E ti torna in mente lo slogan “più scuole meno stadi”.
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