Dal pane duro al miracolo Carrarese: Calabro, la semplicità al potere

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CARRARA-Pane duro. Antonio Calabro ne ha fatto indigestione. Pane duro del calcio di provincia, quello autentico, quello del sud dove a volte l’erba è un optional, dove i tifosi sono calienti ma non perdonano niente, dove il tackle è un manifesto programmatico e il fine giustifica i mezzi, Se Antonio Calabro oggi è un allenatore fatto e finito, tra i migliori della B, se ha portato la sua Carrarese a un grande livello di consapevolezza, di cinismo, di bel calcio applicato al risultato, lo deve proprio a quella scuola di vita, a quella dura formazione, a quegli anni senza fiato. Da difensore centrale corretto, ruvido e sbrigativo tra Casarano, Lecco, Brindisi, Manfredonia e Pistoiese, dopo essere stato compagno di sogni di Nesta e Di Vaio nelle giovanili della Lazio. In quel pane duro, in quel peregrinare nel sulfureo calcio del sud, Calabro ha capito come gira il football. L’importanza della semplicità, la forza del gruppo e delle motivazioni, l’uno per tutti e il tutti per uno. Ha affinato le proprie conoscenze tattiche, il proprio modo di trasferire i precetti di gioco e le conoscenze tattiche ai suoi ragazzi. E così, da allenatore, la sua è stata una parabola costante, continua, quasi ineluttabile: Gallipoli, Francavilla, Carpi, Viterbese, Catanzaro, ancora Francavilla. Finchè la Carrarese, una bottega dove svezza grandi artisti della panchina (Orrico, Simoni, Lippi…) ha deciso di affidare la tela bianca e i pennelli a questo pittore di provincia e farlo diventare qualcuno. Lui, con umiltà come quando braccava i centravanti sui campi di provincia, si è messo lì, davanti alla tela. Disegnando, sbagliando, riprovando: alla fine è venuto fuori il quadro, che non sarà la Gioconda, forse no, ma un ottimo esercizio di impressionismo calcistico. Basato su pochi concetti, semplici direbbe Allegri, ma proprio per questo perfetti: un buon portiere, Bleve, un gran centrale difensivo, Illanes, un centrocampista con piedi, testa e tempi di inserimento, Schiavi, un attaccante giovane, fortissimo, dominante, Abiuso. Intorno tanta corsa e tanti talenti: Zanon, Rubino, Cicconi e tanti altri. La Carrarese è il quadro che più attrae nella galleria della serie B: perchè con i soldi giusti ma la forza delle idee e della capacità di rischiare si arriva lontano. Calabro, il pittore, si gode il suo quadro, sapendo che il calcio è materia volubile e che di doman non v’è certezza: ma intanto quella pittura è lì, a un soffio dai playoff. Grazie al difensore cresciuto a pane duro e che oggi, da stratega, magari vuole iniziare a godersi qualche flute di champagne millesimato. Prosit.

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