Borgo Ducale story, fra ruspe, degrado e fallimenti

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di Claudio Figaia

MASSA. Un nome azzeccato: Borgo Ducale una zona strategica: l’ingresso della città un progetto studiato per soddisfare esigenze diverse: appartamenti privati, uffici, negozi, spazi pubblici, posti auto, finanche una nuova sede per i vigili urbani. Ma Borgo Ducale, il fantasmatico quartiere modello previsto fra via Aurelia e via Margini, con vista sul Frigido e architetture stile Forte non è mai nato: “ucciso” più volte in culla, più volte resuscitato, oggi è quel che era trent’anni fa. Vale e dire un’area abbandonata, degradata, piena di rifiuti e macerie.

Un progetto accattivante
Tutto inizia nel ’99. Borgo Ducale fa parte dei “centri di quartiere” previsti dal Piano regolatore generale. Il primo progetto viene presentato dai titolari delle aziende di marmo che occupavano l’area: sorelle Piccinini e Clm di Celi. Ma le dimensioni del parcheggio interrato previsto dal progetto non sono compatibili con quanto contemplato dal Prg e così il disegno degli edifici, troppo “impattante”. Il progetto viene perciò rimesso in un cassetto, e dimenticato.
Nel 2007, la prima rinascita. La Borgo Ducale Srl. società formata da una cordata di imprenditori massesi, di cui sono capofila Bruno Rossari (settore marmo), Giuseppe Morbidi e la figlia Elena Morbidi (immobiliaristi) presentano un nuovo progetto, firmato dagli architetti Mario Mercanti e Antonio Raffaelli. Il rendering ricorda un po’ la piazzetta Tonini di Forte dei Marmi, si punta a un target “di pregio” e a creare un luogo “di facili relazioni sociali e di vivibilità tipica dei quartieri «di una volta»”. Ma sono previsti anche posti auto, (tanti, 200) e una Rinascente. E il 10% delle volumetrie, cioè all’incirca 2mila metri cubi sono destinati all’amministrazione comunale, come “sconto” sul pagamento degli oneri di urbanizzazione. Lì il Comune potrà spostare la sede per la Polizia municipale, il cui comando era allora ancora a palazzo Bourdillon. L’investimento previsto è di 14-15 milioni di euro – uno dei più corposi degli ultimi decenni nel campo dell’edilizia privata – e il tutto viene presentato come “chiavi in mano”: niente tempi lunghi per gare e progetti, la società è pronta a fare partire le ruspe e a consegnare entro 3-4 anni il nuovo borgo alla città. Invece, nisba.

Ma la Sovrintendenza blocca tutto
Le ruspe si mettono in moto, ma vengono subito fermate. Si scopre, infatti (solo in quel momento), che la vecchia segheria che le macchine avevano già cominciato a demolire, è classificata dalla Sovrintendenza come un reperto di archeologia industriale e, per questo, deve essere salvata. Cantiere bloccato, dunque. Per la seconda volta e per altri quattro anni.

Ecco Borgo Ducale 2.0: niente comando vigili, ma c’è un museo
Fino all’ottobre 2011 quando la Borgo Ducale Srl (che nel frattempo ha cambiato assetto: usciti alcuni soci originari, sono entrati il geometra massese Luigi Chioni, la Levante, impresa milanese guidata da Gianfranco Bettaglio, la Abs Consulting di Antonio Spallanzani, società di consulenza finanziaria, e Anna Carolina Arvedi, della omonima famiglia di industriali dell’acciaio) ritira una nuova concessione edilizia e presenta un nuovo progetto. Firmato stavolta dall’architetta Cinzia Scandurra. In esso si prevede il recupero della segheria sotto tutela della Sovrintendenza, la sua trasformazione ad opera del Comune in un futuribile “Museo multimediale della Memoria”. Il parcheggio si riduce da 200 a 100 posti auto, le superfici per il comando della Municipale spariscono. In compenso ci sono 45 appartamenti e 26 negozi, in palazzine di 4 piani con vista mare, una piazzetta con verde e alberi, una passeggiata lungo fiume e anche una fontana con giochi d’acqua. Si apre il cantiere, nascono le strutture del parcheggio, le prime fondamenta, si innalzano piloni di calcestruzzo.

Un altro stop e il fallimento
Nel novembre 2011 i progettisti dichiarano:. «Contiamo di terminare Borgo Ducale entro la primavera-estate del 2014, ma già da questo altro anno saranno finiti i primi edifici, in modo che i massesi e la clientela possano rendersi conto delle caratteristiche di prestigio di questo intervento».
Promesse mancate, qualcosa va di nuovo storto. I lavori rallentano e poi si fermano. E nell’estate del 2014 la Borgo Ducale Srl, non presenta – come aveva annunciato – i primi edifici alla città, bensì presenta i libri contabili in tribunale. Il fallimento della società viene dichiarato nell’agosto del 2014, il commissario liquidatore ottiene la proroga dei permessi edilizi fino al 2018, nella speranza che qualcuno sa interessi all’area, che rilanci il progetto e chiuda finalmente quel cantiere. Non è successo neanche questo.

Arrivano i libanesi. Ma è un miraggio
Erbacce e rifiuti prendono di nuovo possesso di Borgo Ducale per un altro decennio, mentre i massesi, che un po’ ci avevano creduto, sono sempre più disinteressati al progetto. Nel 2023, però, le speranze si riaccendono: spuntano i libanesi. Il comparto va all’asta e se lo aggiudica un gruppo di Beirut, la Apex Holding Sal il cui Ceo è Hisham Jerdak. Il gruppo, unico partecipante all’asta, si aggiudica i ruderi grazie a un’offerta di 1,1 milioni di euro e lancia il suo progetto con una cerimonia in grande stile a Beirut. Quel progetto, tuttavia, non si è mai visto, dei libanesi si è persa ogni traccia, il cantiere non è mai più stato aperto e il degrado è cresciuto sempre di più.

L’epilogo: ha vinto il degrado
Nell’ottobre scorso, dopo varie segnalazioni di cittadini, il Comune ha emesso un’ordinanza che obbliga la proprietà – nell’atto indicata come Borgo Srl – a ripulire completamente l’area entro trenta giorni, per eliminare, si legge nell’ordinanza i “seri problemi di natura igienico-sanitaria dovuti alla proliferazione di ratti per le abitazioni circostanti, nonché di forte degrado”. Inutile aggiungere che rifiuti, topi e degrado sono ancora lì.

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