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Il politico filtrato

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C’è una nuova categoria di politico. Non è di destra, non è di sinistra. Non è uomo, non è donna. È di Photoshop. Li riconosci subito. Sui social sembrano usciti da una copertina di GQ: rughe sparite, pelle di plastica, barbetta disegnata col righello, oppure bocca alla Belen Rodriguez, sguardo profondo da modello/a, occhi azzurro ghiacciaio, grigio perla o verde smeraldo. Valeria Marini al confronto usa il filtro “naturale”. E saluta con baci stellari.

Poi li incontri dal vivo e hai l’effetto “quando lo ordini su internet e quando ti arriva a casa”. “Ma sei tu?” Perché il filtro fa miracoli, ma alle riunioni di partito e alle assemblee pubbliche non funziona. Il bello è che più il filtro è pesante, più la frase sotto è leggera. Roba da Bacio Perugina scaduto: “Guardiamo al futuro insieme.” “Tutti insieme dalla stessa parte.” “Il domani è adesso.”

Certo, insieme. Ma a chi? A te con il filtro o a te senza?

Hanno più FaceTune che idee. Hanno cancellato le rughe ma non hanno cancellato una buca in strada. Hanno levigato la pelle ma non hanno levigato un programma.

E il dramma è che a forza di filtrarsi non si riconoscono più nemmeno in famiglia. “Amore, chi è quello nella foto profilo?” “Sono io!” “No, amore, quello è un modello turco.”

Ma il problema non è solo estetico. È che il filtro fuori è lo specchio del filtro dentro. L’ipocrisia è una delle peggiori caratteristiche di molti nostri politici locali. Si filtrano la faccia e si filtrano la verità.

E invece basterebbe poco: più verità è un buon punto da cui partire. Meno filtri, più specchio. Perché gli elettori prima o poi dal vivo ti vedono. E lì non c’è filtro che tenga.

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Rossana Lazzini
Articoli: 162

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