Breaking News
Popular News



Di Claudio Figaia
CARRARA – Grida che l’azienda andrà avanti, che quegli “scellerati” pagheranno tutto.
Scomparso il sorriso rassicurante di ordinanza, messi da parte la camicia aperta sul petto e la posa da attore, Giovanni Costantino, fondatore, principale azionista e amministratore delegato di The Italian Sea Group parla ai suoi dipendenti.
Parla, anzi spesso urla, con orgoglio e rabbia, con i toni e la postura di chi si sente tradito, di chi teme la sconfitta, di chi è impegnato in una battaglia finale.
Lo fa in un modo irrituale, con parole ben poco “manageriali”, rivendicando la sua correttezza, il suo impegno a salvare il cantiere. Ma senza dissipare neanche uno dei tanti nuvoloni che si addensano sulla sua azienda.
’L’imprenditore si presenta in maglione scuro, in mano ha un microfono, appare leggermente curvo sui fogli che tiene in mano e su cui ogni tanto posa lo sguardo. Parla dalle scale esterne di un’ala dello stabilimento di Marina a un nutrito gruppo di lavoratori. Qualcuno riprende la scena con uno smartphone.
Parla “a cuore aperto” di quella che a un certo punto definisce “tragedia”. Ma a notevole distanza, dall’alto, non “tra” i suoi dipendenti. E questo è un indizio visivo significativo. Ma è soprattutto quel che dice, e come lo dice, a rivelare un Costantino inedito, ferito, provato. Il video in nostro possesso non riporta l’intera arringa dell’imprenditore.
Ma la parte registrata è eloquente. “Sono inc…to come una iena”, esordisce, “sono qui per raccontarvi con la mia voce quello che ho scoperto dal 4 di febbraio ho scoperto con un Whatsapp quello che io non sapevo ma molti di voi forse sapevano e subivano…
E’ stato un sistema di aggiramento, una condotta irresponsabile e scellerata di dipendenti infedeli – infedeli, infedeli ripete gridando.
ho scoperto che mi venivano forniti dati falsi che non corrispondevano alla verità sullo sforamento dei costi dei budget… e ho scoperto che la cosa andava avanti dal 2022..
Giovanni Costantino
Abbiamo subito messo 25 milioni di euro, la mia famiglia , senza sapere che cosa questi scellerati avessero combinato – declama ancora gridando accorato al microfono – l’ho fatto immediatamente, senza sapere, per l’azienda, per salvare l’azienda, per voi tutti, per i clienti, per il territorio, per il sistema, per i fornitori… per la mia figura di professionista serio, grande lavoratore, persona corretta e onesta; io sono questo uomo, e ho sempre camminato a testa alta e continuerò a farlo”.
In sostanza: i miei stessi manager e dirigenti (sono loro gli “scellerati” di cui parla) mi hanno imbrogliato, tradito, ma io non mi arrendo.
“Questa condotta scellerata e irresponsabile, totalmente irresponsabile, non è però riuscita perchè l’azienda non chiude, l’azienda va avanti e i responsabili pagheranno il conto pagheranno, fosse l’ultima cosa che la vita mi consentirà di fare. Pagheranno il conto”, dice ancora.
Poi alza la testa, alza la voce e ripete due volte:
“Pagheranno il conto, pagheranno”.
Grida come un sindacalista a un comizio, qualcuno forse pensa a quando “pagherete caro, pagherete tutto” era uno slogan delle manifestazioni di Lotta Continua.
Poi, riabbassa la voce:
“Un pool di professionisti di alto livello stanno lavorando incessantemente al mio fianco sia per le azioni che adiremo per i responsabili sia soprattutto ad un piano di risanamento dell’azienda in piena continuità e nel pieno rispetto dei clienti, delle commesse in progress, di tutti…”.
Non una parola su come tutto ciò sia stato possibile, come sia accaduto che – stando alla ricostruzione di Costantino – per anni questi dirigenti e dipendenti “infedeli e scellerati” abbiano potuto fornire al loro capo (Costantino, appunto) una rappresentazione falsa dei conti dell’azienda.
Cosa ancor più incomprensibile se si tiene conto che Tisg è quotata in borsa. Dovrà essere la diligence avviata dalla azienda stessa a cercare di dare una risposta.
Non una parola, infine, su come Tisg sarà in grado di trovare le risorse per coprire i buchi creati dall’extra-budget e sul futuro degli oltre 500 dipendenti diretti (per ora due terzi di loro sono in ferie forzate) e i circa 1.500 delle imprese dell’indotto.