
La Stampa, Il Tirreno e i misteri del capitalismo italiano
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CARRARA – E così La Stampa di Torino, storico quotidiano della famiglia Agnelli, passa di mano: Gedi (la società editrice che fa capo agli Elkann) lo sta cedendo al gruppo Sae, guidato da Alberto Leonardis, che nel 2020 aveva già rilevato da Gedi quattro quotidiani locali: Il Tirreno, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara.
Ora, Il Tirreno da quando è della Sae ha registrato un calo di vendite superiore alla media nazionale (cioè: tutti i giornali vanno male, il Tirreno peggio); ha chiuso e accorpato numerose redazioni locali che costituivano l’ossatura del giornale, a cominciare da quelle di Massa e per finire con quella di Viareggio; ha tenuto quasi ininterrottamente in cassa integrazione tutti i dipendenti. Ha ridotto drasticamente il numero di giornalisti e poligrafici attraverso la legge 416 ed esodi volontari.
Non solo, molti dei giornalisti andati in pensione hanno ricevuto il Tfr a rate – “non abbiamo liquidità, se paghiamo tutta la liquidazione a voi, non paghiamo gli stipendi ai vostri colleghi ancora al lavoro” – era la spiegazione. Altri hanno fatto ricorso agi avvocati, minacciando istanze di fallimento, per ottenere i loro compensi. Un quadro che descrive una situazione di difficoltà economica, perlomeno. In altre parole: non hanno i soldi per pagare i giornalisti, eppure comprano La Stampa. Con quali risorse, con quali progetti? Misteri del capitalismo italiano.









