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Massa-I sigilli apposti alla ex discarica di Codupino e l’assenza di risposte, da parte della politica (amministratori attuali e passati), ad alcune semplici domande inducono a un approfondimento, con la viva speranza che, nell’interesse della città, a favore della legalità e della trasparenza, la magistratura faccia chiarezza.
L’analisi di una serie di documenti proietta ombre sinistre sulla gestione dei rifiuti e al contempo opacizza l’immagine e la credibilità delle Autorità preposte ai controlli ambientali.
Il 28/12/2018 il Consiglio Comunale approvava il bilancio triennale di Asmiu e in quell’occasione passava dall’aula la “Relazione illustrativa” della municipalizzata, dove si legge: “(…) riduzione del costo della ditta esterna incaricata della movimentazione delle diverse tipologie di rifiuto presso la ex discarica di Codupino, sostituita con un palista con contratto interinale, utilizzando la nostra terna gommata risistemata e ricondizionata (…)”.
Da questo passaggio si ricaverebbe che: l’Amministrazione e chi ha votato erano a conoscenza dell’utilizzo della ex discarica; all’interno della ex discarica venivano movimentate diverse tipologie di rifiuto; esisteva un contratto con una ditta per tale attività.
Questo documento dovrebbe indurre a un approfondimento per capire se l’utilizzo di un’area chiusa dal 2002 fosse legittimo, per appurare quali rifiuti venissero movimentati e per stabilire quali autorizzazioni (sempre che vi fossero) consentissero queste operazioni (l’acquisizione dei documenti di uscita dei rifiuti potrebbe essere illuminante).
Nell’anno 2019, la Commissione Ambiente del Comune di Massa effettuava un sopralluogo presso la ex Discarica di Codupino e rilevava, come da dichiarazione pubblica rilasciata dall’allora Consigliere Paolo Menchini, oltre a plastiche e vetro, rifiuti solidi urbani, del Lavarone e perfino un’autovettura ribaltata.
Tale evenienza, unita a quanto riportato nella “relazione illustrativa”, farebbe nascere il dubbio sul tipo, sulla qualità e sull’efficacia del monitoraggio a cui, nel corso del tempo, è stata sottoposta l’area di Via San Colombano.
Nel febbraio 2020, con un pubblico intervento, il Sindaco Persiani, affrontando il caso, mai chiarito, della chiusura d’urgenza della vecchia ricicleria (stop imposto con determina da un dirigente e non da Arpat), in merito alla discarica di Codupino dichiarava: “(…) l’Azienda Asmiu, in accordo con l’amministrazione comunale, ha deciso di dismettere qualsiasi attività sul sito e procedere ad una totale e accurata rimozione di oggetti e rifiuti”.
Queste affermazioni rendono palese che dal 2018 continuavano a essere svolte delle attività in sito; attività che, a rigor di logica e di norma, presupponevano dei titoli autorizzativi sulla cui esistenza, però, non si può dire vi sia assoluta certezza, visto che, seppur a distanza di un notevolissimo lasso di tempo, Arpat (anno 2026) ha posto i sigilli.
Nell’aprile 2021 Arpat e Forestale eseguivano un accesso presso la ex discarica (sopralluogo di cui non sono noti gli esiti) e così l’area di San Colombano tornava sotto i riflettori della politica.
Nel maggio dello stesso anno, infatti, usciva un interessante intervento dell’allora Consigliera Roberta Dei. L’esponente politico chiedeva come mai il vertice di Asmiu non avesse spiegato l’assenza dei documenti, per gli anni 2018-2019, relativi allo smaltimento e all’analisi del percolato, poneva, altresì, degli interrogativi sull’esistenza di un progetto di bonifica autorizzato che legittimasse le operazioni ancora in corso al momento dell’ispezione di Arpat e Forestale.
Nel comunicato è possibile leggere le parole usate dall’allora direttore di Asmiu per descrivere il centro di trasferenza del vetro che era ancora operativo ma destinato alla chiusura non appena il Cermec avesse acquisito il relativo codice.
Nel febbraio 2023 l’allora Amministratore Unico di Asmiu, con una nota, forniva al responsabile del servizio ambiente del Comune di Massa delucidazioni sulle diverse attività svolte dalla municipalizzata presso la ex discarica; alcuni punti risultano significativi e degni di particolare attenzione sulla gestione del percolato, ad esempio, si legge: “in merito al 2018/2019, con amministrazioni diverse da quella attuale, non si sono reperite evidenze riguardanti lo smaltimento del percolato (…)”.
È sconcertante l’assenza di un qualsiasi documento relativo alla gestione del percolato e all’adempimento delle prescrizioni previste a tutela dell’integrità ambientale. Ciò aumenta le perplessità sulla effettiva sorveglianza e sulle modalità di conduzione di un sito critico come una ex discarica.
Nel documento viene citata la determina n. 3448 del 18/09/2012 avente per oggetto “Autorizzazione per la realizzazione di un centro di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato in loc. Codupino”. Leggendo la determina, si evince chiaramente come l’autorizzazione fosse condizionata all’assolvimento di prescrizioni ambientali.
A questo punto, i sigilli posti nel 2026 sono la conseguenza del mancato assolvimento di tali oneri? E prima dei sigilli l’attività era conforme? E se era conforme, perché, di volta in volta, veniva promessa la fine di ogni utilizzo della ex discarica?
Terminando, i documenti parlano e dovrebbero indurre chi di dovere a chiarire ciò che gli amministratori e la politica non vogliono, inspiegabilmente, affrontare.