Quanto cemento nella piana del Magra – Viaggio in un territorio a rischio

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Sarà perché è lunga e stretta. Sarà perché lo spazio scarseggia con le montagne che sembra vogliano gettarsi in mare. Però è un fatto: c’è parecchio cemento in Liguria. Troppo. Palazzi e case, strade e autostrade, ferrovie e viadotti, e poi moli, darsene, dighe, hanno riempito costa e mare. Hanno tombato fossi e torrenti (con conseguenze devastanti); bucato monti per fare passare le strade.
Poi, hanno pensato bene di aggredire anche l’unica zona pianeggiante (con quella di Albenga) della loro regione: la piana del Magra.

  • Scempi edilizi a Marinella
  • Una pista ciclabile molto “impattante”
  • Nasce l’industria del pesto
  • Intermarine, un maxi capannone per navi da guerra
  • Fiumaretta e Bocca di Magra: quegli argini che “gridano vendetta”
A Marinella vecchi e nuovi scempi

Prendete, ad esempio, Marinella, proprio al confine con Marina di Carrara, con quelle palazzine di 5-6 piani a 50 metri dal mare, che neanche a Gela… Roba di 50-60 anni fa, d’accordo, ma brutta come allora. E la ex colonia Olivetti? Abbandonata per decenni, venne acquistata nel 2022 dal gruppo imprenditoriale di Andrea Bulgarella che voleva trasformarlo in un resort di lusso, con vicino anche una nuova costruzione con mini appartamenti da mettere in vendita. Poi, con la scomparsa di Andrea Bulgarella tutto si è fermato. Nel frattempo, però, erano riusciti a costruire lo scheletro in cemento armato del previsto comparto residenziale. Non solo: strade, parcheggi e nuove case sono in costruzione anche nel borgo di Marinella, con il piano Pinqua, del Comune di Sarzana.

Lo scheletro del residence mai completato vicino all’ex colonia Olivetti a Marinella
Una ciclovia che somiglia a una piccola autostrada

E che dire della pista ciclabile in costruzione lungo il percorso del Canale Lunense? Si tratta di una tranche della futuribile Ciclovia Tirrenica, una specie di via Aurelia solo per le biciclette, 930 km. da Roma a Ventimiglia, un sogno per gli ambientalisti e per tutti coloro che amano pedalare. Un miraggio che con i finanziamenti del Pnrr ha ricevuto una notevole accelerazione, ma che è ben lontano dall’essere completato. Costerà, in tutto, oltre 300 milioni di euro. Per l’intanto ruspe e betoniere stanno trasformando la stradina sterrata che costeggiava il Canale Lunense – abbastanza ben tenuta, con protezioni in legno sul ciglio del corso d’acqua – in una vera e propria strada asfaltata. Anche se di dimensioni ridotte. L’opera sta letteralmente passando sopra la testa di sindaci e cittadini, come dice Alessandro Poletti, segretario del circolo Val di Magra di Legambiente: “Non siamo contrari alla ciclovia, anzi. Ma abbiamo perplessità su come la stanno costruendo; c’era un percorso in terra battuta, stanno distruggendo tutto… Il problema è che il progetto parte da Roma, dal ministero, non coinvolge i sindaci dei territori e ancora di meno i cittadini. Non c’è possibilità di intervenire, chiedere eventuali modifiche…”
Tempo fa, a Castelnuovo Magra era nato un comitato per chiedere garanzie e trasparenza, oggi se ne sono perse le tracce. La pista ciclabile, assicurano i progettisti (in questo caso della Regione Liguria), sarà prevalentemente realizzata in cemento green a ridotto impatto di C02 e con materiali drenanti. Sarà, ma a vedere i cantieri si ha l’impressione di essere di fronte a una impermeabilizzazione del territorio di dimensioni imponenti.

Uno dei cantieri della cicolovia lungo il Canale Lunense tra Ortonovo e Castelnuovo
L’industria del basilico avanza…

Sempre nella zona di Marinella, ma nel comune di Ameglia, in un lembo della tenuta agricola, a poca distanza da “Paracucchi”, è invece fase di ultimazione un nuovo grande centro per la lavorazione del basilico. Lo ha realizzato l’azienda agricola Nicolini Marco, ha un aspetto piuttosto green, con pannelli solari e soluzioni (si legge nel cartello dei lavori in corso) tecnologicamente all’avanguardia. Ma è altro cemento.

Lo stabilimento per la lavorazione del basilico dell’azienda Nicolini
Un “monumento” lungo 100 metri e alto 27 per navi da guerra

Non è finita: lungo le sponde del Magra la cementificazione è ancora più evidente. Al cantiere Intermarine (siamo nel Comune della Spezia) è stato costruito un nuovo fabbricato di 100 metri di lunghezza, 65 di larghezza, alto 27 metri. Una specie di Kaba della Mecca in grigio cemento che non servirà per la preghiera: servirà per la costruzione di 5 nuovi cacciamine di ultima generazione per la Marina Militare italiana. Una commessa condivisa tra Intermarine Spa e e Leonardo Spa del valore di 1,2 miliardi di euro. L’ampliamento dello stabilimento di Sarzana prevede anche la realizzazione di un nuovo bacino di alaggio lungo 89 metri, largo 20 e profondo 10,40 metri, la sistemazione di alcuni capannoni, l’innalzamento del muro di contenimento lungo il Magra dagli attuali 120 centimetri a 250 (fonte Shipping Italy). Una colata di cemento, che non pare avere suscitato alcuna opposizione o contestazione, se non la protesta del sindaco del vicino comune di Ameglia per la mancata realizzazione dei parcheggi previsti dal piano urbanistico…

Il capannone di Intermarine per la costruzione dei nuovi cacciamine

Inoltre, la vendita a pezzi della tenuta di Marinella, sta aumentando il rischio di ulteriori cementificazioni. Magari “travestite” da ristrutturazioni di casali abbandonati: alcuni son già stati trasformati in residenze con piscina,a ltri risultano essere in vendita e nuovi progetti sarebebro in preparazione.

Quegli argini di cemento che hanno rovinato Bocca di Magra e Fiumaretta

L’intervento forse più “impattante” avvenuto di recente nella piana del Magra è tuttavia un altro. E’ la costruzione degli argini alla foce del fiume, sia sulla sponda di Bocca di Magra, sia su quella di Fiumaretta. Per noi uno scempio, che ha rovinato un angolo d’Italia amato da poeti, intellettuali, scrittori. E dai tantissimi carrarini che frequentano quel luogo ameno e tranquillo. Il colpo d’occhio del fiume che si allarga e per finire in mare, cancellato. L’azzurro dell’acqua che ti accompagna placido lungo la strada che porta nel borgo di Bocca, reso invisibile. La strada diventata una strada qualsiasi, senza vista fiume. E molta vista sul cemento. Un intervento che grida vendetta.

Panchina con vista sugli argini di cemento a Bocca di Magra

Eppure le sponde artificiali, costate complessivamente oltre 10,5 milioni di euro (fonte Regione Liguria), sono state addirittura “promosse” da Legambiente, come unica soluzione “realistica” per proteggere le case dalle sempre più frequenti esondazioni del Magra. Si legge nello studio “Alluvione nel basso Magra, vere e false soluzioni” del 2012, curato da Giuseppe Sansoni di Legambiente Carrara: “Il rialzo degli argini nel tratto focivo (o, ancora meglio, la realizzazione diretta degli argini di 2 metri) presenta diversi vantaggi ma, soprattutto, per i bassi costi e la semplicità costruttiva, permetterebbe di realizzare l’intervento in tempi molto brevi e quindi di mettere la popolazione al riparo da nuove alluvioni nel caso di altre piene rilevanti”. Sicurezza idraulica in cambio di scempio del paesaggio. E sia.
Gli abitanti della zona, del resto, non hanno sollevato proteste di rilievo, se non una mobilitazione quando, nel 2020, a lockdown appena finito, al posto dei giardini pubblici nel centro di Bocca di Magra, hanno realizzato uno spiazzo di calcestruzzo ricoperto di “asfalto natura” colore rosa e crema. E hanno abbattuto alcuni alberi per riqualificare l’area. Un’altra picconata alla tipicità e unicità di Bocca. Nacque un comitato di cittadini che riuscì, se non altro, a ottenere la piantumazione di altri alberi, poi sono stati installati i giochini per i bimbi e tutti si sono rassegnati.

L’impressione, insomma è di una avanzata del cemento che poteva essere evitata o perlomeno meglio modulata. Perchè se è vero che certi interventi _ come la ciclovia – sono utili, o necessari – come le sponde artificiali sul fiume – è altrettanto innegabile che l’impatto è pesante. Vabbè, il pesto qualcuno dovrà pur produrlo – dirà qualcuno – e la guerra qualcuno deve pur prepararla. Ma non è questa la piana del Magra che ci piace.





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Claudio Figaia
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