
Convivere ci chiede di volare alto, ma meglio non guardarci attorno
Share your love
Carrara. Un festival sul tema dell’abitare. In cui si parla della città del futuro, quella accogliente, quella capace di far fronte anche semplicemente con un maggior numero di panchine, parchi pubblici e zone d’ombra, all’emergenza climatica.
Un festival che, nonostante un esordio che ci ha ricordato che la campagna elettorale è già iniziata e che la banalità non è mai terminata (del “questa è una città anarcoide” e “il viva Carrara” del governatore Eugenio Giani avremmo potuto tranquillamente fare a meno) affronta a tutto tondo il tema dell’abitare.
Il festival Convivere quest’anno, alla sua edizione numero ventuno, si intitola proprio così, con un verbo come è stato sottolineato dal palco. E, va bene gettare il cuore oltre l’ostacolo, va bene volare alto, ma si parla di abitare in una città che in questo momento lo sembra davvero poco. Fare l’inaugurazione al cinema Garibaldi (causa maltempo) è stato davvero un grosso autogol. Ma possibile che nessuno ci abbia pensato? Parlare di abitare, di spazi accoglienti, in un luogo vista cantiere, tombini aperti e rete metallica dove gli ospiti arrivano in fila indiana o su una passerella in mezzo ai sassi. Ma era necessario? La soluzione degli Animosi, certo con qualche posto in meno, non sarebbe stata comunque più dignitosa? In tutte le inaugurazioni degli anni passati c’è sempre stato chi resta in piedi, chi non trova posto. E ha sempre funzionato.
Ok, gettare il cuore oltre l’ostacolo, volare alto. Ma magari ci starebbe anche un “ci vuole un bel coraggio”.
Questo cantiere aperto (“poi verrà bellissima questa parte di città” dice qualcuno) e, a pochi metri, il festival dell’Abitare non possono non stridere agli occhi dei più. “A Carrara non si è mai contenti, ora nemmeno Convivere va bene”: questa commento, che mi aspetto, lo rimando al mittente. Dobbiamo riabituarci al bello, a vivere gli spazi che sono di tutti, lo ha sottolineato con enfasi Elena Granata sul palco di Convivere. E con quel cantiere aperto (che poi renderà Carrara bellissima va bene) l’inaugurazione del festival andava fatta da un’altra parte. Eh si, i cantieri sono quelli che renderanno bellissima la città del domani: ma forse pensare un po’ anche all’oggi non guasterebbe.










