La natura dopo il fuoco: al mudaC le immagini di Stefano Cerio raccontano la rinascita del paesaggio

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Carrara. Ci sono paesaggi che sembrano non avere più nulla da raccontare. Tronchi anneriti, vegetazione bruciata, terreni segnati dalle fiamme. Poi, quasi senza rumore, arrivano i primi germogli. È proprio in questo passaggio, tra la devastazione e la rinascita, che si concentra The Redemption of Nature, il nuovo progetto di Stefano Cerio, fotografo romano da anni impegnato nell’osservazione dei luoghi e delle trasformazioni prodotte dall’intervento umano.

Il lavoro arriva a Carrara con una mostra al mudaC – museo delle arti di Carrara, in programma dal 12 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, e propone una lettura diversa dei territori colpiti dai grandi incendi degli ultimi anni.

Quando il paesaggio ricomincia

Pantelleria, la Riserva dello Zingaro, Monte Cofano e il territorio del Montiferru, nell’oristanese, sono i luoghi attraversati dall’obiettivo di Cerio. A unirli è una stessa esperienza: quella del fuoco e delle sue conseguenze.

Ma nelle fotografie non c’è soltanto la distruzione. L’artista cerca ciò che arriva dopo, quando il paesaggio comincia lentamente a riappropriarsi dei propri spazi.

Tra gli alberi bruciati ricompaiono infatti le forme della vita: nuovi germogli, palme che tornano a vegetare, fichi d’India e arbusti che riprendono a crescere. Persino i funghi che si sviluppano sui tronchi colpiti diventano parte di questa nuova fase dell’ecosistema.

Il risultato è un racconto fotografico nel quale il nero della combustione convive con i segnali della rigenerazione.

Un nuovo capitolo nella ricerca di Cerio

The Redemption of Nature nasce all’interno di un percorso artistico che negli anni ha portato Cerio a osservare soprattutto i luoghi costruiti o modificati dall’uomo.

La svolta verso le tematiche ambientali arriva dopo l’esperienza sul Monte Bianco, quando il fotografo si confronta con la trasformazione del ghiacciaio della Brenva, che conosceva fin da ragazzo. Da quella presa di coscienza nasce Brenva, pubblicato da Quodlibet.

Da quel momento il cambiamento climatico entra stabilmente nella sua ricerca. Con il nuovo progetto lo sguardo si concentra sugli incendi e sulla capacità degli ambienti naturali di reagire a una delle manifestazioni più violente della crisi climatica e ambientale.

La Sicilia e la Sardegna come laboratorio

La scelta dei territori non è casuale. Sicilia e Sardegna sono tra le regioni italiane maggiormente interessate dal fenomeno degli incendi e diventano per Cerio una sorta di laboratorio naturale nel quale osservare gli effetti del fuoco e, soprattutto, il successivo processo di ricostruzione.

A Pantelleria, dove il progetto prende avvio nell’aprile 2025, l’artista introduce anche un particolare elemento visivo legato alle tecniche di contrasto agli incendi.

Il riferimento è al Phos-Chek, un ritardante utilizzato per impedire alle fiamme di propagarsi. Cerio ne studia il colore e la consistenza e li utilizza successivamente attraverso un intervento digitale, evitando qualsiasi alterazione fisica del territorio.

Un elemento artificiale entra così nel paesaggio fotografato e diventa metafora del rapporto tra uomo e ambiente: da una parte la necessità di intervenire per proteggere il territorio, dall’altra la forza autonoma della natura nel tentativo di recuperarlo.

La fotografia diventa materia

Anche il procedimento tecnico assume un ruolo importante nel progetto.

Cerio utilizza il banco ottico 20×25 e realizza fotografie di grande formato con pellicole di alta qualità. Ma in alcune opere il processo non termina con lo sviluppo.

La pellicola viene infatti sottoposta a un’ulteriore trasformazione: viene bruciata, sverniciata e lasciata accartocciare. La fotografia perde così la sua superficie originaria e diventa quasi un oggetto tridimensionale.

È un intervento che richiama direttamente ciò che accade nel paesaggio rappresentato. Il fuoco distrugge la natura, mentre l’artista distrugge la fotografia per darle una nuova forma. La materia danneggiata non viene eliminata, ma diventa parte dell’opera.

Un tempo diverso da quello delle fiamme

Uno degli aspetti centrali della ricerca è il rapporto con il tempo.

L’incendio è rapido, improvviso e spesso incontrollabile. La rinascita procede invece lentamente. Richiede mesi, anni, stagioni. È un processo quasi invisibile, che Cerio sceglie di osservare attraverso immagini sospese, prive di qualsiasi spettacolarizzazione dell’evento.

Il fuoco appartiene al passato, ma le sue tracce sono ancora presenti. Allo stesso tempo, qualcosa sta già cambiando.

È proprio questa convivenza tra perdita e rigenerazione a caratterizzare le fotografie di The Redemption of Nature, trasformando un territorio devastato in un luogo nel quale osservare la capacità della natura di adattarsi e continuare il proprio ciclo.

Carrara accoglie una riflessione sull’ambiente

La mostra al mudaC porta quindi a Carrara una ricerca che mette insieme fotografia, paesaggio e questioni ambientali, senza trasformarsi semplicemente in una denuncia.

L’obiettivo di Cerio è piuttosto quello di lasciare spazio all’osservazione e alla riflessione. Le sue immagini mostrano un ambiente ferito, ma non definitivamente sconfitto.

Il progetto sarà accompagnato dal volume The Redemption of Nature, pubblicato da Quodlibet dal 9 settembre 2026, con la curatela di Angela Madesani, storica dell’arte e curatrice indipendente.

Dal 12 settembre, dunque, il mudaC di Carrara diventerà il luogo nel quale seguire questo viaggio attraverso Sicilia e Sardegna, tra alberi bruciati e nuovi germogli. Un racconto nel quale il fuoco rappresenta la distruzione, ma non necessariamente la fine: dopo le fiamme, lentamente, il paesaggio torna a vivere.

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Nicola Morosini
Articoli: 67

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