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Caronte traghettava le anime nell’Ade, nella mitologia greca. Silvio Baldini, molto più prosaicamente, potrebbe traghettare l’esanime calcio italiano da Gattuso al prossimo commissario tecnico, nelle due tristissime amichevoli previste per giugno. In quel mese la Under 21 non avrà impegni ufficiali, e il Maestro massese potrebbe essere il perfetto anello di congiunzione tra il disastro di Zenica e l’alba di un nuovo futuro.
Ma perché fermarsi lì? Perchè limitare un grande stratega come Silvio, profondo conoscitore non solo di tattica e tecnica, ma anche dei meccanismi misteriosi che si agitano dentro un calciatore, al semplice ruolo di anello di trait d’union tra oggi e domani? Perchè non rompere le liturgie, vecchie, desuete e perdenti, che hanno portato il nostro calcio nel terzo mondo pallonaro?
Si parla di Mancini e di Conte. Grandi tecnici, ovvio. Ma roba già vista. Se tornasse Mancio si rivedrebbe il 4-3-3, ma con gli stessi interpreti. A settembre ci ritroveremmo Spinazzola, Cristante, Politano, Bastoni,. Mancini, Locatelli, magari con qualche giovane giusto per dare l’impressione di qualcosa di nuovo. Tornasse Conte, rivedremmo quel calcio difensivo, adrenalinico, sempre sull’orlo della crisi di nervi, lui una sorta di re Sole a gettare il resto in un cono d’ombra.
Pensate invece allo strappo, al tuono, al benefico temporale se Silvio non fosse Caronte, ma il nuovo commissario tecnico. Sarebbe come mettersi sotto una cascata d’acqua fresca: col rischio di un raffreddore, certo, ma con sensazioni mai più provate da Arrigo Sacchi in poi. La sua Under 21 segna grappoli di gol, diverte, attacca. I suoi interpreti crescono esponenzialmente: Kayode, Koleosho, Ahanor, Lipani, Bartesaghi sono quasi ignorati (tanti sono dovuti andare all’estero, come Leoni, Chiarodia, Reggiani), perché in serie A ci sono squadre come il Como e l’Udinese con 21 stranieri su 22. Ma lui, Silvio, sa come farli giocare, divertire, come arrivare al loro cuore con quella semplicità ruvida, tutta apuana. Diretto al cuore.
Sarebbe bellissimo, mettersi sotto quella cascata purificatrice. Ma difficilmente accadrà, perché c’è la politica, c’è la Lega calcio, le tv, gli interessi. Siamo 60 milioni di commissari tecnici, tutti commentiamo, e vogliamo, alla fine, il grosso nome. Più che maestri di calcio e di vita, chiediamo il mostro mediatico. E così a settembre ritroveremo i perdenti di Zenica. Mentre il Maestro Silvio, o o Caronte, tornerà in cattedra, tra i suoi ragazzi, che poi saranno dimenticati dalla serie A.