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La CGIL Toscana denuncia che la procura ha indagato altre 13 persone per il corteo pro-Palestina a Massa e lancia una raccolta fondi per le spese legali.

La CGIL Toscana denuncia l’ennesimo attacco ai diritti fondamentali: 13 nuovi avvisi di conclusione indagine ai manifestanti del corteo del 3 ottobre contro il genocidio in Palestina.
Il decreto contestato è definito “illiberale, discriminatorio e a tratti criminogeno” dalla stessa CGIL, che annuncia di voler chiedere ai giudici di sollevare la questione di legittimità costituzionale.
La vicenda
Il 3 ottobre scorso, a Massa, un corteo pacifico chiedeva al governo di proteggere i volontari della Global Sumud Flotilla, impegnati in un’azione umanitaria in Palestina. La risposta del sistema giudiziario è stata la criminalizzazione della protesta, con l’accusa di interruzione di servizio pubblico e blocco ferroviario.
La raccolta fondi
La CGIL Toscana ha lanciato una raccolta fondi “La protesta non è reato” per sostenere le spese legali e amministrative delle persone coinvolte. La raccolta ha già superato quota 20mila euro e può essere sostenuta sul sito (link non disponibile).
Il commento della CGIL
“Il diritto penale del dissenso sociale è un attacco ai principi fondamentali dello stato di diritto. Chiederemo ai giudici di restituire al mittente questo attacco e di difendere la libertà di manifestazione”.