Il gruppo dei candidati a Capitale della cultura 2028 insieme al ministro questa mattina a Roma

Fascisti su Marte: La luna, per ora, può aspettare. Forse sarebbe già un buon inizio tornare a guardare la città.

Share your love

di Tito Orsini

C’è qualcosa di profondamente surreale — e, a tratti, persino affascinante — nel dibattito che ha seguito la mancata assegnazione a Massa del titolo di Capitale italiana della Cultura. Un dibattito che ha trovato il suo apice nella lettera indignata di Riccardo Jannello, costruita come una sorta di elenco dei “colpevoli”, quasi fossimo di fronte a un processo più che a una riflessione pubblica.

Eppure, al netto delle suggestioni, viene da chiedersi: davvero qualcuno pensava che bastasse “volere la luna” per conquistarla?

Lo slogan era ambizioso — “vogliamo la luna” — e, per una città come Massa, persino evocativo. Ma tra il desiderio e la realtà esiste una distanza che non si colma con gli slogan, né tantomeno con la ricerca affannosa di capri espiatori il giorno dopo una sconfitta che, a dire il vero, era tutt’altro che imprevedibile.

Nella narrazione proposta, la responsabilità sarebbe della “sinistra”, rea di non aver sostenuto con sufficiente entusiasmo la candidatura. Una ricostruzione che, più che politica, appare letteraria: una sceneggiatura dove i buoni e i cattivi sono già assegnati, indipendentemente dai fatti.

Perché i fatti, se li vogliamo guardare senza lenti deformanti, raccontano altro.

Raccontano che Massa è stata governata negli ultimi otto anni da una classe dirigente di centrodestra. Otto anni non sono un incidente di percorso: sono un tempo lungo, sufficiente per costruire — o non costruire — una visione di città. E qui sta il punto. Perché la candidatura a Capitale della Cultura non è un concorso di bellezza né un esercizio retorico: è il riflesso di un’identità urbana, di una traiettoria, di un’idea di futuro.

E allora la domanda vera non è chi ha “tifato contro”, ma cosa è stato fatto — o non fatto — per rendere quella candidatura credibile.

La cultura, certo. Ma anche tutto ciò che la cultura rende possibile: spazi urbani curati, una città viva, accessibile, pensata. Il decoro, la gestione dei rifiuti, la qualità degli spazi pubblici, la mobilità: elementi che non compaiono nei dossier patinati, ma che fanno la differenza tra una città che immagina il proprio futuro e una che si limita a raccontarlo.

In questi anni, Massa ha spesso dato l’impressione di galleggiare, più che di navigare. Di rincorrere, più che di progettare. E non è una colpa “ideologica”: è una responsabilità politica, concreta, quotidiana.

Attribuire la sconfitta a una presunta congiura della sinistra — tirando in ballo figure come Eugenio Giani o amministratori locali — significa evitare il confronto con questa realtà. Significa trasformare una sconfitta amministrativa in una favola consolatoria.

E qui l’ironia diventa inevitabile.

Perché mentre si accusano gli altri di aver remato contro, si dimentica che la gara si è svolta dentro un perimetro istituzionale tutt’altro che ostile al centrodestra, a partire dal Ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli. Insomma: se davvero fosse stata una partita politica, verrebbe da dire che si giocava “in casa”.

E allora forse l’immagine più calzante è proprio quella evocata dal titolo: un gruppo che guarda verso Marte convinto di poterci arrivare, senza accorgersi che il problema non è il cielo, ma la pista di decollo.

Massa non ha perso perché qualcuno ha festeggiato. Massa ha perso perché, negli ultimi anni, non è riuscita a costruire fino in fondo le condizioni per vincere.

E questo non è un atto d’accusa contro la città — che merita molto di più — ma contro chi ha avuto la responsabilità di guidarla senza dotarla di una visione all’altezza.

La cultura, come scriveva qualcuno, è ciò che resta quando tutto il resto è stato dimenticato. Ma prima ancora, è ciò che si costruisce giorno per giorno, nelle scelte amministrative, nel modo in cui si pensa e si vive una comunità.

La luna, per ora, può aspettare. Forse sarebbe già un buon inizio tornare a guardare la città.

Condividi il tuo amore
Redazione
Redazione
Articoli: 273

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *