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Massa- L’11 aprile scorso la “mala movida” è costata una tragedia. Da quel momento i due comuni della provincia, Massa e Carrara, hanno scelto strade opposte per provare a riportare ordine e sicurezza nelle notti. A Carrara, pur non essendo stata teatro diretto dei fatti di sangue, l’amministrazione ha deciso di non limitarsi ai divieti, ma lavorando al “Patto per la buona movida”. Un percorso condiviso tra Comune, associazioni di categoria, forze dell’ordine, Prefettura e mondo del volontariato.
L’obiettivo dichiarato è costruire un modello di convivenza sostenibile: più illuminazione, più controlli, più decoro. Per gli esercenti che aderiranno a comportamenti responsabili è previsto un “bollino di qualità”, un simbolo virtuoso da esporre nel locale. Il sindaco Serena Arrighi e l’assessore Gianmaria Nardi parlano di un’azione che non è repressiva, ma punta a creare responsabilità diffuse per rendere la movida un evento sicuro.
A Massa invece, la risposta è passata tutta attraverso le ordinanze sindacali. Dopo la tragedia, il 15/04/2026 il sindaco Francesco Persiani firma l’Ordinanza n. 42: chiusura anticipata dei pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, con divieto di vendita per asporto di alcolici e superalcolici. Un mese dopo, il 14/05/2026, arriva la modifica: l’Ordinanza n. 64 sposta l’orario di chiusura all’1:00, con sgombero di avventori e rimozione arredi esterni entro l’1:30.
L’ultimo passaggio è del 28/05/2026. Con l’Atto 76 il Comune proroga ulteriormente la n. 64 fino a domenica 7 giugno 2026 compreso. La motivazione: un previsto afflusso di cittadini per il ponte del 2 giugno e l’attesa di ulteriori approfondimenti dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Tre provvedimenti in meno di due mesi. Nessun tavolo permanente con le categorie, nessuna misura strutturale annunciata nei documenti pubblicati. Solo la gestione dell’orario di chiusura.
Il confronto è netto: da una parte Carrara prova a costruire un “patto” coinvolgendo la città. Dall’altra Massa procede per proroghe, rimandando ogni scelta di fondo a dopo il 7 giugno. Se l’obiettivo è evitare che la notte torni a essere sinonimo di rischio, i cittadini ora si chiedono quale delle due strade sarà davvero in grado di affrontare il problema alla radice.