Mattei: ‘Il centrosinistra è superato’, con Bernardi & c. si può dialogare

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Maria Mattei parla in vista delle prossime amministrative di Carrara schierata con i civici. A fianco, fra gli altri, di due esponenti dell’opposizione e del centro destra come Simone Caffaz e Massimiliano Bernardi.

 Lei, donna di centro sinistra, con alle spalle le dimissioni da presidente della commissione cultura (giunta Arrighi) e dalla direzione regionale dei dem, parla con Prima pagina della sua doppia delusione, dal Pd e da una amministrazione che ha chiuso le porte al dialogo. Ma anche della crisi della città, dei progetti per la cultura e del rispetto, per lei doveroso, per i giornalisti. 

Maria Mattei molti si chiedono cosa ci faccia lei,  donna di centro sinistra, a fianco di un Massimiliano Bernardi che sui social invoca la  pena di morte e da ragione a Putin.

“Credo vada fatto un discorso molto più ampio e non è un modo per eludere la domanda ma serve una contestualizzazione. Sono sempre stata su posizioni di centrosinistra però ritengo che stiamo vivendo un momento storico di confusione enorme dovuto allo sfaldamento della democrazia e a una iperpolarizzazione. Sono convinta invece che ci siano tre sistemi di valori fondamenti: una visione del mondo conservatrice, una modernista e una progressista. Ecco occorre oggi una visione totalmente diversa che prenda il buono da ognuno di questi sistemi, “potando” gli estremismi.  Non so se ci riusciremo ma lo sforzo va in questa direzione”.

E tornando a Bernardi?

“Io e Bernardi ci siamo scontrati più volte in Consiglio comunale e le sue reazioni sono spesso molto forti ma, proprio confidando di costruire qualcosa ed arrivare a cogliere un risultato, ritengo che ci sia del bene in ogni posizione, anche nelle sue, e voglio lavorare su questo”.

Molti si chiedono perché non abbia pensato a correre da sola, con una sua squadra, alle prossime amministrative.

“Un po’ di anni fa, quando ero più giovane e un po’ più presuntuosa, ho accolto la sfida di una candidatura a sindaco, e mi è pure piaciuto molto. Le cose adesso sono cambiate: questa città sta attraversando una crisi pesante, ha bisogno di un sindaco che abbia una visione dai monti al mare, che possa avere un “gentlemen’ s agreement” con il mondo degli industriali e mettere in piedi tutta una serie di progetti necessari per un rilancio reale di una Carrara che ha perso il suo buon gusto”.

Chi sarà il candidato dello schieramento civico di cui farà parte alle prossime amministrative?

“Stiamo costruendo la squadra. Ad oggi non è stato ancora individuato un candidato”.

Su che cosa è più critica rispetto all’attuale amministrazione?

“A livello personale ne sono uscita ritenendo che questa amministrazione non fosse all’altezza delle sfide che questa città pone. Non ho capito due scelte: quella dell’edilizia pubblica al Murlungo: spero che là sotto ci siano fiumi di Chanel numero 5 ma non capisco la scelta di costruire dove stenteremmo a creare la nostra casa.  L’altra scelta che non capisco riguarda la sanità: al monoblocco ci sono ancora i container e la scuola infermieri è ferma”.

Come commenta il recente rimpasto di giunta con l’uscita dell’assessore Lara Benfatto e l’ingresso di Gianmaria Nardi?

“Credo che la decisione della sindaca debba essere rispettata ma, allo stesso tempo, sono convinta che in politica esistano rapporti di rispetto e nella vicenda di Lara Benfatto anche rapporti umani. Alla nostra richiesta di chiarimenti in Consiglio, lo ricordo, ci è stato risposto che si trattava solo di gossip”.

Che rapporto ha con la sindaca Arrighi. L’ha chiamata quando si è dimessa dalla commissione Cultura?

“Non mi ha chiamato. La conosco molto poco”.

Per lei, donna di cultura, di cosa ha bisogno la città per rilanciarsi?

“Credo che l’Accademia sia una realtà fondamentale con cui avere rapporti e sono convinta che i gessi di Canova siano una ricchezza: Palazzo rosso sarebbe stata la collocazione naturale per creare un percorso museale. E, proprio sul tema dei musei, Il Carmi non ha un’anima: forse avrebbe avuto più senso acquisire la casa dove ha dormito Michelangelo e puntare su un turismo di “sensazione”. Per quello che riguarda le mostre l’esempio da seguire è quello dei privati, della Fondazione Conti, e capire perché certe scelte non funzionano”.

Lei ci tiene in particolare a chiudere questa intervista con un passaggio relativo ai giornalisti.

“Nella mia vita ho scritto articoli e soprattutto saggi. Credo che con i giornalisti ci voglia rispetto prima di tutto e creare le condizioni per un dialogo basato sul rispetto e non sull’ipocrisia”.

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Alessandra Vivoli
Articoli: 17

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