25 Aprile: il Passo del Rastrello e le amnesie di un sindaco

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Era il gennaio del 1945, gli Appennini erano ancora coperti dalla neve, la sconfitta di Hitler era vicina. In quei giorni il comando tedesco della Spezia ordina un massiccio rastrellamento sulle montagne fra Liguria e Toscana, la Linea Gotica. Un ultimo, crudele tentativo di fermare la Storia. I nazisti sono quelli della IV Divisione di Fanteria della Wehrmacht, reparti di Alpenjaeger, di Gebirgsjaeger, la divisione Turkestan composta da mercenari tartari. I fascisti italiani sono della X Flottiglia MAS, alpini della Monterosa, bersaglieri della Italia, Brigate Nere della Spezia, Carrara, Chiavari, reparti AntiSom. In tutto 20mila nazifascisti bene armati, ben nutriti, che cercano di stringere in una morsa circa duemila partigiani, dotati di armi non ottimali, di abiti non adatti al freddo, praticamente affamati. L’operazione a tenaglia, costringe i partigiani a ritirarsi sul monte Gottero, che diventa teatro di una cruenta battaglia in cui almeno 50 partigiani vengono uccisi o muoiono congelati; una quarantina vengono presi prigionieri. Nazisti e fascisti italiani, intanto, compiono rastrellamenti nei paesi dell’Appennino ligure che costano la vita a decine di civili.

Ma l’operazione non ottiene il successo sperato. Dopo pochissimi giorni, le formazioni partigiane, nonostante i morti, i catturati, i feriti, i congelati, rientrano sulle posizioni precedenti, e le mantengono fino alla Liberazione, pochi mesi dopo.

Questo si ricorda, il 25 Aprile di ogni anno al Passo del Rastrello, nel Comune di Zeri, al confine tra le province di La Spezia, Massa Carrara e Parma. Anche se qualche sindaco fa finta di non saperlo.

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Claudio Figaia
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