“Ma che senso ha lavorazione in loco”? Giorgio De Filippi aveva previsto tutto

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di Stella Volpi

È di ieri, 28 maggio, la notizia della pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il cuore della legge regionale toscana n. 52 del 21 agosto 2025. Si tratta della norma che imponeva alle imprese estrattive dell’area di Carrara e del distretto apuo-versiliese di destinare almeno il 50 per cento dei materiali ornamentali estratti alla lavorazione nel sistema produttivo locale. Una decisione che riapre, con forza, un dibattito mai sopito: quello sul rapporto tra estrazione e trasformazione, tra valore generato dal territorio e valore che dal territorio si allontana.
La disposizione colpita dalla Consulta era chiara nelle sue intenzioni: difendere l’occupazione locale e la filiera produttiva territoriale obbligando la lavorazione in loco di una quota significativa del materiale estratto. Ma è proprio su quell’espressione – “in loco” – che si annidano ambiguità e contraddizioni. A questo proposito, appare quanto mai attuale riproporre il contributo dello studioso di economia e appassionato di statistiche Giorgio De Filippi, scomparso prematuramente nel 2019.

Della “lavorazione in loco”… del marmo Ecco cosa scriveva Giorgio De Filippi

“Legare il rilascio delle concessioni alla capacità dei richiedenti di garantire direttamente o indirettamente la lavorazione in loco di determinate percentuali di materiale”
Già, ma cosa vuol dire “in loco”? Dalla salita di San Ceccardo “in su” ( per i non pratici di Carrara si intende “Carrara Centro storico + Paesi a monte”)?
Oppure “in loco” comprende anche Bonascola e Avenza?
Ma “Furrer” che è sulla via Covetta lato Marina di Carrara è “in loco”?
Allora “in loco” significa all’interno del Comune di Carrara?
… e Massa? Cioè il marmo di Carrara si lavora “in loco” a Carrara, il marmo di Massa si lavora “in loco” a Massa e il marmo di Fivizzano si lavora “in loco” a Fivizzano?
E una ditta che ha la sede legale a Carrara e la segheria a Massa è “in loco”?
Allora diciamo che “in loco” si intende “lavorato a Carrara e a Massa”!
Bene! E la Campolonghi che ha sede a Montignoso non è “in loco”?
Uffa! Per “in loco” si intende tutta la provincia di Massa-Carrara! Va bene?
Ma il “Distretto di Carrara”, ufficialmente, comprende anche Pietrasanta, Seravezza, ecc. , loro non sono “in loco”?
Uffa! Per “in loco” si intende la provincia di Massa-Carrara e di Lucca! Va bene ora?
Insomma…
Ortonovo e Castelnuovo Magra sono più “in loco” di Pietrasanta essendo più vicini alle cave ed a Carrara! Ed inoltre questi comuni, da sempre, la IMM S.p.A., li considera facenti parti del distretto apuo-versiliese!
Uffa! Chiudiamola! Per “in loco” si intende nelle province di Massa-Carrara, Lucca e La Spezia!!!
Va bene!
Quanto marmo in blocchi si estrae dalle cave apuane? Risposta: 1,5/1,6 milioni di tonnellate annue! Quanto marmo si esporta grezzo dal Distretto? Circa 6/700.000 tonnellate…
Quindi una “determinata percentuale lavorata in loco” cosa vuol dire?
Corollario.
Mentre noi fissiamo una percentuale di marmo da lavorare obbligatoriamente “in loco”, possiamo tranquillamente lavorare “in loco”, secondo le esigenze del mercato, il marmo verde estratto nella Valle d’Aosta, il travertino, il granito sardo, quello sudafricano o brasiliano?
Cioè noi non abbiamo alcun vincolo a lavorare “in loco” i marmi ed i graniti altrui, mentre viceversa sì?
Ma nel 2013 hanno senso queste discussioni?


Rileggere oggi queste righe significa confrontarsi con una lucidità che il tempo non ha scalfito. L’ironia serrata di De Filippi smonta, passo dopo passo, l’apparente semplicità di una formula normativa che, nella pratica, si rivela sfuggente e difficilmente delimitabile.
Ed è forse proprio qui il nodo: tra l’esigenza – legittima – di trattenere valore sul territorio e la complessità di un sistema produttivo ormai inserito in dinamiche globali. La sentenza della Corte non chiude il dibattito, ma lo riporta alla sua dimensione reale: quella in cui slogan e percentuali devono fare i conti con geografia, mercato e diritto.

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Redazione
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