
Miracolo a Caina: la rigenerazione di un quartiere e l’indifferenza delle istituzioni
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CARRARA – Caina aveva un cattiva fama, una volta. Si contendeva con “Il Congo” (a Pontecimato) il titolo di quartiere più malfamato di Carrara. Oggi è, si può dire, un “quartiere modello”, dove certo i problemi non mancano, ma è dove stata intrapresa una strada di rigenerazione urbana da imitare e tutta da raccontare.
Là all’ombra del casermone delle case popolari, un volta c’erano spaccio, persone “al limite” tra piccoli reati, botte, litigi. Non una bolgia dantesca come il nome potrebbe evocare (Caina è al nono cerchio dell’Inferno nella Divina Commedia), una realtà di degrado ed emarginazione però sì. Poi, nel 2001 le case popolari di Caina, ormai fatiscenti e semi vuote, vengono demolite con la dinamite. Per ricostruirle, i tempi sono lunghi, ma nel 2019 il sindaco Francesco De Pasquale consegna le chiavi agli assegnatari. I nuovi palazzi contano 34 alloggi in grado di accogliere circa cento persone. Hanno il riscaldamento a pavimento, soluzioni per migliorare la climatizzazione e il risparmio energetico. Ci sono pure i pannelli fotovoltaici sul tetto, in grado si soddisfare buona parte del fabbisogno di energia elettrica del condominio. Non sono mai entrati in funzione.
Teatro, arte e cultura sotto il “casermone”
Anche per Caina 2, tuttavia, nonostante gli accorgimenti costruttivi, il rischio della ghettizzazione resta dietro l’angolo. Le cose però vanno in modo diverso e per il quartiere si sta aprendo adesso una strada di riscatto, crescita, “ri-animazione”: una vera rigenerazione urbana che ha come motori il circolo Arci Spazio Alberica e i suoi entusiasti volontari e gli stessi abitanti del condominio. L’Erp, ossia l’ente che gestisce gli alloggi a edilzia popolare, guidata dall’eterno presidente Luca Panfietti “ci sta” e collabora al progetto. Nasce il Laboratorio Nuova Caina e succede così che la sala a piano terra del palazzo venga trasformata in una biblioteca aperta a tutti, piccola ma ben ordinata (i libri sono catalogati con il metodo Dewey) e continuamente alimentata da donazioni di volumi.
Nella sala si tengono riunioni, iniziative culturali, mostre d’arte, un affollato reading letterario aperto a tutti. Succede anche che il cortile-parcheggio del condominio diventi il palcoscenico per spettacoli teatrali: le prove e poi la “prima” della Lisistrata di Aristofane per la regia di Andrea Battistini e “prodotta” da Spazio Alberica. Cose mai viste a Caina, e pochissimo viste nel resto della città.

Bianco-Valente, Flavio Favelli (e un brano di Gragnaniello): nasce Wall Caina
Ma c’è ancora un passaggio. L’Accademia di Belle Arti, ha avviato un progetto, si chiama Com (City Open Museum) – finanziato con i fondi Pnrr e partecipato da 18 Accademie in tutta Italia – per portare l’arte al di fuori degli spazi tradizionali e fare della città un museo a cielo aperto. L’iniziativa si incrocia con Spazio Alberica, con il Laboratorio Nuova Caina e con l’Erp; il direttore dell’Accademia Marco Baudinelli ci crede e ci investe (i costo dell’intero progetto è stimabile attorno ai 100mila euro), affida a Fabiola Manfredi il compito di coordinare il progetto, che prende il nome di Wall Caina. Il risultato è qualcosa di straordinario.
Vengono chiamati Giovanna Bianco e Pino Valente, coppia fra le più quotate nella scena artistica contemporanea italiana, che arrivano in via Torano, parlano con gli abitanti, si confrontano con la realtà e la storia del luogo. E concepiscono una grande installazione da mettere sull’ancora più imponente muro di contenimento che fa da sfondo al palazzo Erp di Caina. Sono lettere cubitali in acciaio inox verniciato, compongono la frase “Le stelle brillano fin quando le guardi” (che riprende una canzone di Enzo Gragnaniello intitolata Stù Criato: ….’a notte tene ‘e stelle ‘e stelle hanno brillato fino a quanno l’è guardate…).
Spiegano Bianco-Valente: “E’ una nostra riflessione sul concetto di bellezza e sul fatto che può essere fonte di luce solo ciò che viene vissuto, curato e apprezzato dalle persone”. In una città inflazionata dai murales e piena di spesso brutte statue, l’installazione di Bianco-Valente ha anche il pregio di riaccendere riflessioni sul tema del “bello” a Carrara. Nello stesso contesto, cioè nel cortile del condominio, prende vita anche “Viceversa”.
Una pittura su pietra, di Flavio Favelli, un progetto sviluppato con il coinvolgimento delle studentesse e studenti del corso di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Carrara attraverso un workshop dedicato al rapporto tra immagine, pietra e monumentalità.
Parlano gli abitanti del quartiere: così abbiamo evitato il rischio ghetto
Gli abitanti di Caina, prima perplessi e indifferenti, si fanno coinvolgere, partecipano, sentono che quelle iniziative appartengono anche a loro. Capiscono che quella è la strada per combattere l’isolamento. “All’inizio eravamo un po’ titubanti quando ci proponevano queste cose. Poi abbiamo capito che era una cosa bella, positiva… ”, dice Loredana Ghio, una “inquilina” degli alloggi. “Dobbiamo ringraziare questo gruppo, sennò avremmo perso la strada per tornare lì, lì al quartiere ghetto, malfamato ed evitato da tutti”, le fa eco Carla Vernazza. Questa esperienza, spiega Fabio Bernieri di Spazio Alberica, “è anche una specie di welfare condominale, un luogo dove socializzare cercare e dare sostegno ai vicini, una cosa senz’altro replicabile in altri alloggi popolari”. “Avere uno spazio così sotto casa è una cosa potente, una cosa innovativa e singolare. Per me che faccio arte, poi…”, dice Andrea Antonacci, giovane scultore che abita Caina e che proprio negli spazi del Laboratorio ha allestito una sua mostra.

L’inaugurazione: una festa in cui ci sono tutti. Tranne il Comune
L’inaugurazione, l’8 agosto scorso è una grande festa: si balla, si canta, si canta, si brinda. Ci sono tutti: la gente di Caina, il “popolo” di Spazio Alberica, docenti e studenti dell’Accademia, cittadini vari. C’è pure il camioncino che fa i panini.

Tutti, meno il Comune. L’amministrazione civica riesce nell’impresa di non mandare neanche un funzionario comunale. Un segnale di indifferenza, a essere benevoli. Uno “sgarbo” verso chi non è “allineato”, secondo i volontari di Spazio Alberica: “Viene da chiedersi perché un’amministrazione che fa della cultura il proprio vessillo mostri un simile distacco davanti a un evento così partecipato”, dicono in coro. Forse perché, continuano, “il Laboratorio Nuova Caina rappresenta un’anomalia intollerabile per chi gestisce il consenso: è un’esperienza nata dal basso che in tre anni ha creato una biblioteca di quartiere, organizzato mostre, spettacoli teatrali e percorsi faticosi ma bellissimi di socializzazione. Il tutto senza mai fare l’inchino davanti alla porta del sindaco e senza mai chiedere contributi pubblici”. Ma se di sgarbo si tratta, esso non è solo nei confronti dei “ribelli” di Spazio Alberica ma anche dell’Accademia di Belle Arti, che è pur sempre l’istituzione più prestigiosa della città.
Ma non è finita, anzi: quando quando arriva Con-Vivere questo conflitto, che la dice lunga sulle politiche culturali di Carrara, si allarga. Il Festival è quest’anno dedicato all’Abitare e, quindi in esso si parla anche di rigenerazione urbana. Ora, il progetto di Caina è uno dei pochissimi esempi di rigenerazione urbana esistenti in città; sembrerebbe dunque ovvio che a Con-Vivere si parli anche di esso. Invece, niente. Per certe istituzioni le stelle di Caina non brillano.
Ma di questo parleremo in un altro articolo











