
“Fascio di m…” Il segretario provinciale della Lega insultato in pasticceria
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Carrara- “Fascista”. “Fascio di merda”. “Merda”. Questi gli insulti che il segretario provinciale della Lega Andrea Tosi si è sentito rivolgere in una pasticceria di Marina di Carrara la notte dei fuochi. “Le idee si combattono, gli insulti sono inaccettabili” dice e racconta
“La notte di Ferragosto, dopo i fuochi, ero in fila in una nota pasticceria di Marina di Carrara. Sono rimasto lì per circa venti minuti. Proprio a due passi da me c’era una persona che, senza che io gli avessi rivolto una parola o fatto nulla, ha continuato per diversi minuti a rivolgersi verso di me con espressioni come «fascista di merda», «fascio di merda», «merda» e altri insulti dello stesso tenore – racconta-
Io ho semplicemente fatto finta di niente. Non mi sono nemmeno girato verso questa persona, anche se naturalmente sentivo benissimo quello che diceva. Anche altre persone che erano lì vicino hanno sentito e alcune apparivano evidentemente imbarazzate (anche se c’era un grande frastuono). Non conosco questa persona e non so chi sia”.
“La cosa è continuata anche quando sono uscito, anzi forse è anche stato l’apice perché, essendomi allontanato di qualche metro mi è giunto un vero e proprio urlo: “MERDA!” – prosegue Tosi-
E anche in quel caso non ho risposto e me ne sono andato .
Non credo che nessuno debba essere insultato o aggredito verbalmente per le proprie idee. Le idee si possono contestare, si possono combattere, anche duramente. Ma la persona va rispettata. Sempre.
E a maggior ragione questo limite dovrebbe essere ancora più evidente quando una persona sta semplicemente vivendo un momento della propria vita privata. È vero che per chi fa politica avere una vita privata completamente separata dal resto diventa difficile. Ma non possiamo arrivare al punto in cui anche la normalità della vita quotidiana debba essere accompagnata dal timore di incontrare qualcuno che si senta autorizzato a insultarti o peggio”.
“Io ho scelto di fare politica e so quali sono i “rischi” del mestiere -conclude- Ho le spalle larghe e con il tempo ho imparato a gestire certe situazioni. Ma non tutti hanno necessariamente la stessa capacità o la stessa voglia di sopportarle. E non penso soltanto a me. Io, come dicevo, ho imparato a gestire certe situazioni, ma chi mi sta vicino non ha necessariamente scelto di trovarsi a vivere tutto questo. Ci sono persone che, semplicemente per il fatto di frequentarmi o di essermi vicine, possono trovarsi coinvolte in situazioni spiacevoli che non hanno mai cercato, così come non le ho mai cercate io. E questo, alla lunga, può diventare qualcosa che pesa anche sulla mia libertà e sulla mia vita personale. Personalmente non mi condiziona, ma trovo comunque profondamente spiacevole che possa accadere e mi fa riflettere.
Quello che mi colpisce, infatti, è qualcosa di più profondo dell’insulto. È l’intolleranza delle legittime idee altrui. E trovo paradossale che spesso sia proprio chi si professa democratico, progressista, difensore dei diritti e dell’uguaglianza a ritenere normale insultare, delegittimare o mettere a tacere chi non la pensa allo stesso modo.
La libertà non può funzionare soltanto quando le idee degli altri ci piacciono. Se uno può esprimere le proprie idee soltanto quando coincidono con le nostre, allora non stiamo più parlando di libertà.
Io non ho mai avuto problemi a confrontarmi con chi la pensa diversamente. Chi mi conosce lo sa, e lo sanno anche molti dei miei “avversari” politici. Sono sempre stato disponibile al dialogo e al confronto, anche quando le posizioni sono molto lontane.
Per questo non mi spaventa quello che è successo e non cambierò di un millimetro il mio modo di fare politica. Mi infastidisce, certo. E credo però che, qualche volta, sia giusto raccontare quello che accade, soprattutto quando si rischia di considerare normale qualcosa che normale non dovrebbe essere.
Perché alla fine mi viene una domanda: continuano a parlare di fascismo ogni volta che qualcuno esprime un’idea che non piace loro, ma poi si sentono autorizzati a insultare, censurare e delegittimare chi non la pensa come loro. E allora mi chiedo: dove sta davvero il fascismo?
È una domanda che, secondo me, dovremmo avere il coraggio di farci tutti.
Dall’altra parte, devo dire che sono stato molto colpito dalle centinaia di messaggi che ho ricevuto. Persone che mi hanno scritto per esprimermi solidarietà e, soprattutto, per spronarmi ad andare avanti nel mio impegno per Carrara. A questi messaggi do molto più peso che a un insulto.
E continuerò a fare quello che ho sempre fatto: stare tra la gente, ascoltare, confrontarmi e lavorare per la mia città. Senza paura e senza arretrare di un millimetro”.










