
Ex Olivetti: una parabola triste del declino industriale di Massa
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Da azienda all’avanguardia ad area per la grande distribuzione. Passando per fallimenti, progetti abortiti, posti di lavoro scomparsi. E’ la parabola lunga e triste della Olivetti Synthesis di Massa. Una parabola che illustra in modo emblematico il declino industriale del nostro territorio, ma che illumina anche sulla mancanza di “visione” degli amministratori locali. La Olivetti di via Catagnina/via Oliveti fu un’azienda modello, una fabbrica studiata e invidiata nel mondo, che occupava fino a 800 dipendenti. Produceva mobili per ufficio, l’aveva “pensata” il grande Adriano Olivetti per chiudere il cerchio della produzione di macchine da scrivere. In sostanza, l’ingegnere di Ivrea voleva realizzare scrivanie dove appoggiare le macchine, schedari, armadi, classificatori… E creò la Synthesis.
Un’azienda “grandi firme”
Lo stabilimento nasce tra il 1939 e il 1942, su progetto degli architetti Piero Bottoni e Mario Pucci. Le officine sono collegate tra loro da percorsi coperti, ci sono gli uffici, la mensa, servizi sociali; la costruzione rispecchia in pieno la filosofica di Adriano Olivetti – efficienza produttiva, attenzione al benessere dei lavoratori, qualità del design – ed è citata nei libri e nei manuali di architettura di mezzo mondo. Nel dopoguerra, la fabbrica cresce, c’è il boom economico. I mobili da ufficio che escono dall’Olivetti di Massa sono firmati da designer del calibro di Richard Rogers, Lodovico Belgiojoso, Ettore Sottsass. Nel 1962 la Serie Spazio vince il Compasso d’Oro. Nel 1973 la produzione annua è di 89 mila armadi, 56 mila classificatori e 22 mila schedari.
Il declino e il fallimento di Gesco

Poi, il declino. Dopo la morte di Adriano, la Olivetti si avvia progressivamente verso il fallimento. Nel 1997 viene acquisita dalla Siccma della famiglia Leto. Un disastro: dopo varie promesse di rilancio, la Synthesis viene dichiarata fallita, siamo nel 2000. I lavoratori, nel frattempo scesi a 180-190 unità, affrontano il calvario della cassa integrazione con direzione licenziamento. L’anno successivo nasce Gesco: sotto l’egida di Confartigianato, 37 aziende si consorziano e acquistano gli oltre 92.000 metri quadrati dell’area con l’obiettivo salvare l’occupazione creando un polo all’avanguardia, anche sul fronte delle nuove tecnologie, per le piccole-medie imprese, capace di offrire 200 posti di lavoro. Le aziende ci mettono 11 milioni per l’acquisto delle aree, ma il comparto non decolla e nel 2016 il consorzio Gesco si arrende (e fallisce). Seguono anni di abbandono, durante i quali ogni tanto si parla dell’arrivo di colossi del commercio, come Ikea, Leroy Merlin, Decathlon “pronti a investire”. Anche se l’area, secondo il Piano Regolatore, può essere utilizzata solo per insediamenti industriali o artigianali. Comunque, non succede niente fino al 2021, quando la Synthesis va all’asta.
Furrer ed Errebi (marmo) acquistano l’area
La comprano due imprenditori del marmo: Gino Mazzi della Furrer e Paolo Majello della Errebi (azienda che si occupa principalmente di segare e commercializzare i marmi estratti dalle cave di Bettogli della famiglia Vanelli). La pagano, riferiscono i giornali di allora, 5 milioni e mezzo di euro. Un affare, visto che, secondo le perizie, il valore era superiore agli 11 milioni di euro. I nuovi proprietari presentano poi un progetto di riqualificazione, firmato dall’architetto Lino Giorgini e G2V Architetti in cui le funzioni industriali-artigianali sono ridotte al 50-60% dei volumi esistenti mentre il resto è destinato ad “attività sociali, culturali, direzionali, commerciali e sportive”.
L’ultima svolta: porte aperte a un centro commerciale
In queste settimane, l’ultima svolta: la commissione Urbanistica del Comune di Massa approva la deliberazione di Consiglio n. 33 sulla variante “per la riqualificazione dell’area industriale ex Olivetti-Synthesis”. L’atto, approvato senza essere passato dalla Valutazione ambientale strategica, viene contestato dalle opposizioni. Secondo le quali la variante apre la strada all’insediamento di attività commerciali della grande distribuzione ed è perciò in contrasto con le norme urbanistiche (che prevedono che lì ci possano stare solo o prevalentemente attività artigianali e industriali).
Considerazioni finali: una parabola triste e assenza di “vision”
Ricapitolando: la fabbrica modello e all’avanguardia creata da Adriano Olivetti viene acquisita prima da imprenditori semi-sconosciuti (i Leto), poi da un consorzio di piccole aziende (La Gesco di Confartigianato), infine da una cordata di industriali del marmo. E da azienda dal prestigio internazionale diventa, o si appresta a diventare un centro commerciale qualsiasi. Questa è la parabola.
Poi, ci sono le considerazioni sull’uso del territorio da parte di chi guida il Comune, che attengono alla “visione” del futuro. A Massa c’è bisogno di spazi per fare posto alla nuova Questura e di un’area in cui per realizzare la Casa della Salute. Ebbene, il comparto ex Olivetti poteva (potrebbe) essere una soluzione: l’area è abbastanza vicina al centro, è abbastanza ben servita, già in parte urbanizzata e, cosa non secondaria, in essa vi sono alberi e verde in quantità. Una soluzione, a quanto pare, neanche presa in considerazione.











