
Rc: ci hanno accusato di catastrofismo, ma sul porto avevamo ragione
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Carrara. Una lunga riflessione sulla situazione del porto di Marina di Carrara, da parte del coordinamento comunale di Rifondazione comunista.
“iInterveniamo soltanto adesso sulla questione “Porto di Marina di Carrara – Autorità Portuale Mar Ligure Orientale”, sollevata in primis dal segretario provinciale della C.G.I.L., che intervenendo in risposta alle esternazioni apparse sulla stampa, del presidente di Confindustria di La Spezia, che lamentava un eccessiva “elargizione di finanziamenti” destinati alla realizzazione dell’Water Front, probabilmente senza conoscerne tutto lo storico percorso che l’ha preceduto e accompagnato, dichiarando che “avrebbero fatto più comodo sui nostri moli” e che, sostanzialmente, in sintesi, fossero troppi i fondi destinati allo Scalo Apuano – si legge nella nota di Rc – Nel condividere pienamente l’intervento del segretario Del Vecchio, in particolar modo e soprattutto quando invita e richiama la Politica locale ad intervenire ed a far sentire la propria voce, ci piace ricordare che quando apparve la prima proposta embrionale della cosiddetta Riforma “Del Rio”, che prevedeva una rivisitazione delle “Autorità Portuali”, con i suoi presunti accorpamenti, “Rifondazione Comunista”, criticò e contestò immediatamente quella scelta, che prevedeva, e così è avvenuto, il porto di Marina di Carrara accorpato a La Spezia, e quindi fuori dall’Ambito Regionale Toscano”.
“Mentre tutti sbandieravano la ricerca della sburocratizzazione attraverso una politica volta e finalizzata ad individuare percorsi di gestione più semplificati, concentrandosi sulla creazione di tavoli istituzionali più snelli, più fluidi e più pratici in ambiti territoriali naturali (Regione, Provincia, Comune, Autorità Portuale, Capitaneria di Porto, Associazioni di Categoria, Sindacati, ecc.), si è costruito un nuovo organismo di conduzione, dove ha prevalso invece la burocratizzazione della burocratizzazione e dove per ovvi motivi la centralità gestionale, le principali direttive, le pianificazioni prodotte, le scelte assunte e l’organizzazione nel suo insieme vengono tessute e condotte a La Spezia – prosegue l’analisi di Rifondazione – Nelle sedi istituzionali presentammo allora mozioni ed ordini del giorno, regolarmente ed ogni volta respinte (ce li siamo sempre votati da soli insieme a qualche consigliere d’opposizione) e sulla stampa con più interventi, osteggiammo questa riforma volta a creare l’ennesimo carrozzone dove la parte del leone l’avrebbe fatta La Spezia rispetto a Marina di Carrara, in funzione di un porto più piccolo, con una logistica ridotta per spazi disponibili e dimensioni, insomma la “Cenerentola di confine”, della regione Toscana. Lamentammo e contestammo questo: che le istituzioni “carraresi” per poter sostenere e rincorrere i previsti interventi di adeguamento e di riqualificazione di tutto il “Sistema Porto”, secondo quanto previsto dal nuovo piano regolatore portuale ancora oggi da approvare (che si trascina e giace da anni nei meandri sperduti di qualche Ministero dedicato), avrebbero dovuto confrontarsi e misurarsi su tavoli tecnici composti da enti e sigle rappresentanti di due regioni. “Nuovi carrozzoni”, costruiti e costituiti senza un minimo di lungimiranza, senza un’oculata visione di insieme , senza una logica razionale rispetto agli interventi previsti e realizzabili per una sua modernizzazione ed una pianificazione complessiva, che non può e non deve sottostare e genuflettersi ad una becera e faziosa pressione campanilistica inaccettabile, inconcludente e devastante per la costruzione, il rilancio e la crescita di una portualità all’avanguardia ed al passo con i tempi”.
“Per noi – prosegue la notra – il porto di Marina di Carrara avrebbe dovuto rimanere nell’ambito regionale del trasporto integrato(aeroporto ferrovia porti) Toscano, ipotizzando e individuando allora in Livorno la più naturale e più comune infrastruttura di riferimento per distanza, per organizzazione logistica, per territorialità. Non serviva essere “Cassandre”, per intuire e sostenere quanto asserivamo allora e fino ad oggi sostenuto”.
“Ci hanno accusato di velleitarismo, di catastrofismo, i soliti Comunisti sempre critici -si chiude la nota – ma forse oggi qualcuno, magari indirettamente, comincia a riconoscerci qualche ragione, ed è per questo che prendiamo atto, con piacere, delle posizioni apparse sulla stampa ed assunte dal P.D. nelle sue varie istanze interne, rispetto a quanto sostenuto in passato nel momento che venne approvata quella Riforma. Cosi come dissentiamo rispetto le uscite pubbliche di alcuni rappresentanti del centro destra i quali farebbero bene a intervenire su quei ministeri che hanno bloccato nei loro cassetti il piano regolatore portuale da approvare.










