Confronto ultras calciatori della Massese

C’era una volta il calcio dilettantistico…ma il mondo è cambiato attorno al calcio

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C’era una volta il calcio dilettantistico. Colorato, fantasioso, strettamente legato al territorio. Il calcio pane e salame delle case del popolo, degli oratori, del prete che raccoglieva i soldi per fare la squadra. O dei piccoli imprenditori, quelli delle fabbrichette, che si mettevano insieme per costruire la società, per farla camminare con le sue gambe senza voli pindarici, ma anche senza affanni a fine mese. I piccoli Comuni davano una mano, nei limiti del possibile, e alla fine il cerchio trovava la sua quadratura. E così i piccoli paesi, le cittadine facevano calcio. Con i biglietti popolari, i campi sempre pieni di tifosi col naso attaccato alla rete. Paese contro paese, campanili contro campanili, il football semplice e sostenibile.
Si dirà: beh, ma negli anni Settanta, Ottanta, persino novanta i soldi c’erano. Adesso a chi conviene mettere i soldi, anche pochi, nel calcio? Qual’è il ritorno di immagine e di affari da una piccola sponsorizzazione di una squadra, di Eccellenza o di Promozione? E il gioco vale ancora la candela, quando gli spettatori ormai si contano sulle dita di una mano, visto che i giovani al campo non vanno più e gli anziani ineluttabilmente se ne vanno?
Ci vuole coraggio, oggi, a fare calcio. E il caso della Massese, seppur amaro, non è certo raro come un Gronchi rosa. Il sistema football è malato dalla cima della piramide: la serie A vive solo grazie ai grandi fondi internazionali e a pochissimi tycoons italiani. In B si vivacchia contraendo le spese, in C e D ogni anno saltano in aria diverse società, che non ce la fanno più e falliscono. E sotto, alla base della piramide, va ancora peggio. Si fatica a reperire soldi, perché le fabbrichette di un tempo sono sempre più rare, c’è crisi e nessuno vuole metterci più soldi e faccia. Anche pagare trecento, quattrocento euro di rimborso spese mensili diventa un peso insostenibile. E non c’è più nessun oratorio, nessuna casa del popolo a intervenire.
Così il calcio, quello vero, quello dei campanili, delle città piccole e medie è destinato a soccombere. Le resta solo l’amore incondizionato e coraggioso della gente, come avviene a Massa dove sono i tifosi a scendere in campo per salvare la loro creatura. Da queste parti gli imprenditori si sono esposti, in passato, largamente in prima persona. Ma oggi l’imprenditoria locale è in ambasce, come in tante altre zone della Toscana. E vive soltanto chi ha la fortuna di avere una rete di protezione economica e sociale in grado di salvare il pianeta calcio. Si è provato di tutto, raccolta fondi popolare (crowfounding), appelli di ogni genere. Ma il mondo è cambiato attorno al calcio. Purtroppo.

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Giorgio Billeri
Articoli: 21

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