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(Questo l’ho scritto qualche anno fa, ma va ancora bene)
E’ una bella giornata, ho tempo, ho deciso: vado a correre.
Scendo le scale, il vicino sta buttando la differenziata nel cassonetto sbagliato nel giorno sbagliato: passo, saluto e non dico niente.
Pineta: una signora già tutta griffata di primo mattino finge di non vedere li suo cagnolino che fa i suoi bisogni, e non raccoglie la cacca. Passo, guardo e non dico niente.
Viale: furgone parcheggiato proprio sulle strisce, anziano fatica ad attraversare. Rallento, lo scorto dall’altra parte, sorrido e non dico niente.
Viale 2: passa “treno” di ciclisti, occupa quasi tutta la carreggiata, auto strombazza, seguono sfanculamenti reciproci e reciproche promesse di violenze. Passo, ascolto e non dico niente.
Parcheggio: autobus di linea fermo, porte aperte, motore acceso, autista a bordo. Passo, scruto e non dico niente.
Strada secondaria: sotto l’autostrada discarica stile mercatino vintage, materassi, monitor carcasse di bici, inquietanti bidoni pieni di liquidi misteriosi. Passo, guardo e non dico niente.
Strada: operai su piattaforma mobile, non hanno casco, non sono legati, non hanno scarpe antinfortunistica. Non c’è neppure la segnalazione del cantiere di lavoro sulla strada. Passo, osservo e non dico niente.
Parcheggio 2: autobus, lo stesso di prima, ancora fermo, motore acceso porte aperte, autista a bordo. Passo e non ridico niente.
Giardini pubblici: cestino per i rifiuti stracolmo, spazzatura tutt’intorno. Passo, guardo e non dico niente.
Giardini pubblici 2: un signore vestito come Pantani sta facendo pipì su una siepe.
Stavolta mi fermo. Gli grido che è un maleducato, che lì dove piscia ci giocano i bambini; gli urlo che a 20 metri ci sono i cessi pubblici. Lo insulto, anche.Stavolta mi fermo. Gli grido che è un maleducato, che lì dove piscia ci giocano i bambini; gli urlo che a 20 metri ci sono i cessi pubblici.
Il signore in tuta vacilla, mi guarda interdetto e non dice niente.
Marciapiede: il ciclista/orinatore mi raggiunge e viene verso di me. L’adrenalina sale. “Ora gli spacco la faccia”, mi dico. L’uomo è paonazzo, punta il dito minaccioso: “Lo sa che lei è un manicheo? Non lo capisce che ci sono persone che non ce la fanno a tenerla? E se capitasse a lei?” Mi blocco, l’adrenalina scende di botto, mi viene da ridere: ma davvero ha detto che sono un manicheo?
Bofonchio delle scuse e riparto.
Doccia: sotto il getto d’acqua ripenso: “Ma davvero ha usato proprio la parola manicheo?…” E sorrido ancora.
Comunque domani resto a casa.
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