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Chi ha coraggio non cade, chi ha coraggio non muore mai, e torna in piedi. La Carrarese, nella giornata più difficile, trova la forza di recuperare una partita nata male e continuata peggio, tra mille contrarietà. L’assenza di Zanon, profeta della fascia destra, tanti errori difensivi, un ritmo troppo compassato, e un Pescara con il sangue agli occhi, trascinata da un pifferaio magico come Lorenzo Insigne, un marziano a questi livelli.
Ma nel calcio il cuore conta come la tecnica, a volte di più. E nello stacco vincente di Bouah a otto minuti dalla fine c’è tutta la voglia e le bellezza del gruppo forgiato da Calabro, gente che ci crede sempre, anche a mani nude su una parete scivolosa del sesto grado. E che non mette limiti al sogno.
Un punto che pesa per entrare nella zona playoff, nel piccolo paradiso delle squadre che possono sognare la serie A, che adesso dista soltanto una lunghezza. Senza Zanon, con una difesa distratta e un ritmo troppo lento, i giallazzurri hanno finito per consegnarsi a lungo alle motivazioni del Pescara, alla disperata caccia di una salvezza miracolosa. La differenza, come spesso accade nel calcio, l’ha fatta chi sa giocare davvero: Lorenzo Insigne, basta la parola. Lo scugnizzo ex Napoli ha terremotato la fascia sinistra della Carrarese, ha ispirato i due gol, ne ha sfiorato un terzo: uno show, davanti al quale gli apuani hanno sofferto, con un centrocampo troppo compassato in Zuelli e Belloni e un Hasa stavolta evanescente. Bouah ha salvato la baracca, il cuore conta.
La Carrarese, senza il suo esterno, non può mettere la freccia a destra ed è costretta a giocare dalla parte opposta, dove il Pescara ammassa le sue truppe. Così la manovra giallazzurra non ha la stessa brillantezza di sempre, nonostante la regia di Zuelli, gli strappi di puro talento di Hasa e Belloni. Abiuso resta isolato, impotente, chiuso nella morsa dei carcerieri abruzzesi. Ci vuole un episodio, quasi casuale, un abbaglio verticale che parte dal rinvio lungo di Bleve, passa per la spizzata di Abiuso, la visione di Belloni che innesca Di Stefano per l’ineluttabile destro che stappa la partita. Pescara groggy, come il pugile appoggiato alle corde dopo aver subito il colpo: ancora Di Stefano potrebbe firmare l’ipoteca sui tre punti, ma stavolta non va.
La porta girevole si chiude, e si apre d’improvviso per il Pescara. Che inizia, con pazienza, a ricostruire la tela di Penelope con il possesso palla e le fiammate che transitano dai piedi nobilissimi di Lorenzo Insigne, un alieno atterrato sul prato dei Marmi. Suo l’angolo dal quale Letizia estrae la pepita d’oro del pareggio, suo l’assist per il gol di Di Nardo frustrato da un netto fuorigioco. Noblesse oblige, la differenza nel calcio la fanno sempre i campioni.
Sofferenza. Il primo caldo, il motore che non gira come sempre, e un Pescara spinto da una motivazione feroce. E quell’Insigne, che spiega calcio a ogni tocco. Dal suo sinistro sgorga l’arcobaleno perfetto che vale il 2-1 di Acampora, con la difesa della Carrarese ancora una volta sorpresa sul fianco sinistro. Insigne, dopo il palo di Meazzi, si divora il tap in del 3-1. Calabro prova l’alchimia vincente con Torregrossa e Finotto, ma tocca a Bouah tagliare come coltello nel burro la difesa abruzzese e mettere dentro il gol di un pareggio sofferto, ma che pesa quintali. A tre giornate dalla fine tutto è possibile: anche un posticino per sognare il paradiso.

