
Dal Sahara a Marinella, l’energia verde viaggia sotto il mare. Ecco il maxi progetto Zhero
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E’ un progetto gigantesco e visionario, che parla la lingua della lotta alle emissioni di CO2 e della crescita dell’energia rinnovabile. E’ il progetto di portare, dal deserto del Sahara all’Italia, energia eolica e fotovoltaica. Tantissima energia: fino a 10 Tera watt di elettricità generata da fonti non fossili, pari al fabbisogno di oltre 4 milioni di famiglie.
Ebbene, questo progetto potrebbe passare vicino a noi, da Marinella.
Si tratta della costruzione di un maxi parco di produzione di energia solare ed eolica nel deserto in Algeria. L’elettricità prodotta da questa enorme quantità di pannelli fotovoltaici verrà trasportata attraverso un elettrodotto sottomarino lungo circa 950 chilometri dalla costa algerina all’Italia. E potrebbe “sbarcare” proprio sulla spiaggia di Marinella, precisamente nella zona dell’ex Maestrale, oggi spiaggia libera. A portare avanti questo immaginifico progetto, legato al Piano Mattei, è la Zhero, società italiana ma con sede ad Amsterdam, fondata nel 2022 da Marco Alvera, Alessandra Pasini, Paddy Padmanathan ed Enrico Vitali. L’operazione è stata di recente illustrata alla Camera dei Deputati a Roma e in questi giorni si stanno svolgendo incontri di consultazione pubblica con istituzioni e cittadinanza nei Comuni interessati all’elettrodotto.
Dell’arrivo del maxi tubo sottomarino hanno parlato i media della Liguria, dai quali si evince che Zhero ha già svolto una serie di analisi preliminari alla ricerca di due siti sulla costa ligure. Uno è il punto di approdo dei cavi, l’altro servirà per la stazione di conversione di energia. Individuati questi due punti, si capirà dove far passare i cavi a terra.
Per quanto riguarda il punto di approdo, spiega un articolo del Secolo XIX, due sono le opzioni in esame: una è all’interno del porto della Spezia. L’altra è, appunto, a Marinella.
La stazione di conversione e interconnessione, invece, necessita di un’area di almeno sei ettari su cui realizzare l’apparato a valvole e i sistemi di raffreddamento, necessari per attivare la “connessione” fra l’energia in arrivo e le successive destinazioni. Per questa stazione sono tre i luoghi presi in considerazione: l’area ex Enel alla Spezia (che avrebbe il vantaggio di essere vicina alla stazione Terna); l’area dell’Arcola Petrolifera ad Arcola e l’ex Ceramica Vaccari a Santo Stefano Magra. Si tratta di tre siti industriali dismessi, il che consentirebbe anche di evitare un nuovo consumo di suolo. L’ex Enel sarebbe in pole position, c’è da dire, però, riferisce ancora il Secolo XIX, che quei “vastissimi spazi in cui veniva stoccato il carbone interessano a molti, Leonardo in prima fila”.
Ma perché è stata scelta la costa spezzina e non il sud del paese quale punto di approdo dell’elettrodotto “verde” (cosa che avrebbe fatto risparmiare qualche centinaio di chilometri di cavi sotto i mare)? Per “evitare un sovraccarico delle reti del meridione, già congestionate per la concentrazione di impianti di produzione di energia rinnovabile”, ha spiegato la società.
Il visionario progetto che dovrebbe contribuire in modo importante alla riduzione di utilizzo di energia da fonti fossili è in moto. Il grande parco per la produzione di energia da fonti rinnovabili (sole e vento) che sorgerà nel deserto algerino, spiega la società, “avrà una capacità totale di almeno 5 Gw un’interconnessione elettrica fino a 2 Gw”. Quando il progetto sarà realizzato, aggiunge, “crescerà la quota di energia rinnovabile, a costi competitivi, con un apporto di 10 TWh l’anno, pari al fabbisogno di 4 milioni di famiglie”.










