Cantieri in città, carrarini mai contenti

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di Stella Volpi

Stamattina, sul viale Colombo, nei pressi delle strisce pedonali, alcuni operai hanno avuto l’ardire di iniziare un’asfaltatura. Un gesto temerario. Rumore, polvere, mezzi in movimento: insomma, un cantiere.
Una signora, comprensibilmente irritata, ha protestato ad alta voce per il disagio: il frastuono, l’aria pesante, il disturbo. Passa un minuto e la stessa signora, attraversando proprio lì, inciampa in un buco profondo. Per poco non cade. Nuova lamentela, stavolta di segno opposto: “A Carrara è pieno di buche, non asfaltano mai”.
È il miracolo della simultaneità: l’asfalto dà fastidio mentre lo stendono e manca terribilmente quando non c’è. Ma non stupiamoci. Qui il “contro in testa” è patrimonio genetico, la testardaggine è bene immateriale tutelato dall’Unesco dello spirito locale. Se lavori, disturbi; se non lavori, sei assente; se rattoppi, è una toppa; se rifai tutto, è uno spreco.
Sui social, intanto, si consuma il meglio del dibattito pubblico. Sotto il post di un esponente dell’opposizione — uno di quelli che ambiscono al Nastro d’Argento per i documentari “Sindaca, fatti un giretto” — compare l’idea risolutiva: “Portiamola in piazza e prendiamola a sassate”. Un contributo raffinato, che coniuga equilibrio, moderazione e logistica spicciola. Del resto, se dobbiamo lapidare qualcuno, facciamolo con criterio usando i sampietrini di una strada dissestata — ma solo dopo aver protestato perché nessuno li ha ancora sistemati.
Poi ci sono i nuovi marciapiedi di Carrara est. Bellissimi, quasi ultimati, ordinati. Però — dettaglio imperdonabile — per realizzarli hanno aperto dei cantieri. E questo non va bene. Perché le opere pubbliche si possono fare in tanti modi, ma quello che prevede scavi, transenne e operai al lavoro è chiaramente il meno indicato. Molto meglio la tecnica dell’apparizione spontanea: vai a dormire con le buche e ti svegli con il marmo lucido.
E vogliamo parlare della Caravella? Camion che entrano ed escono, macerie, cumuli di terra. Uno scenario quasi compatibile con un intervento edilizio in corso. Il responsabile ha dichiarato che il 31 marzo i lavori saranno terminati e consegnati. Una promessa del genere merita severità: lapidiamo anche lui, insieme alla Sindaca. Due piccioni con una fava, ottimizzando le risorse.
Quanto ai cancelli installati per chiudere il sottopassaggio sul viale XX Settembre, c’è già la sentenza popolare: “Chi vuol vandalizzare ci mette un attimo a distruggerli”. Argomento ineccepibile. Seguendo la stessa logica, aboliamo le porte di casa: tanto i ladri, se vogliono, entrano lo stesso.
La verità è che è da quarant’anni che a Carrara non si vedevano interventi strutturali di questa portata. Per decenni ci siamo lamentati dell’immobilismo, del degrado, dell’assenza di manutenzione. Ora che i lavori si fanno, il problema è che… si fanno.
Forse la soluzione non è lapidare la sindaca, né santificarla. Forse è pretendere che i lavori finiscano nei tempi promessi, che siano fatti bene, che il disagio sia ridotto al minimo. E, nel frattempo, accettare che una città che si sistema non può restare immobile e silenziosa come una cartolina.

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Claudio Figaia
Articoli: 47

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