A Logarghena un rifugio intitolato a Massimiliano Zani, sfortunato vicesindaco

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Logarghena, nel cuore del comune di Filattiera, ha vissuto oggi un momento che va oltre una semplice inaugurazione. Non è stato aperto soltanto un nuovo rifugio montano: è stato consegnato alla Lunigiana un luogo che porta un nome, una storia e un’eredità morale. Il rifugio è infatti dedicato a Massimiliano Zani, vicesindaco di Filattiera scomparso tragicamente in un incidente sul lavoro.

Zani, molto conosciuto e stimato in tutta la comunità, perse la vita mentre lavorava in un terreno di famiglia: rimase agganciato a una macchina per la trebbiatura e venne travolto dagli ingranaggi. Una tragedia improvvisa, che colpì profondamente Filattiera e tutta la Lunigiana.

Massimiliano amava intensamente la sua terra, le montagne dell’Appennino e la natura che le circonda. Per questo l’intitolazione del rifugio assume un valore speciale: non solo un gesto simbolico, ma un modo concreto per trasformare il suo legame con questi luoghi in una presenza che continua a vivere. Il rifugio diventa così un punto di riferimento per escursionisti, famiglie e cittadini, ma anche un luogo di memoria e gratitudine.

Durante la cerimonia, il pensiero più sentito è andato ai figli e alla famiglia di Zani. La comunità si è stretta attorno a loro con un affetto autentico, dimostrando ancora una volta quanto fosse profondo il legame tra Massimiliano e la sua gente.

Alla giornata hanno partecipato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la sindaca di Filattiera Annalisa Folloni, il vescovo Mario Vaccari e numerose autorità locali e regionali, i consiglieri regionali Gianni Lorenzetti e Jacopo Ferri. Tutti hanno sottolineato l’importanza di valorizzare il territorio e di custodire la memoria di chi ha dedicato la propria vita alla comunità.

Il nuovo rifugio non appartiene solo a Filattiera, ma a tutta la Lunigiana, alla provincia di Massa‑Carrara e alla Toscana. È un luogo che unisce, che racconta una storia e che invita a vivere la montagna con rispetto, amore e consapevolezza — proprio come avrebbe voluto Massimiliano Zani.

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Tito Orsini
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