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E così Massa non sarà Capitale della cultura. Il verdetto, in parte scontato _ che la città apuana non avesse grandi chance era chiaro dall’inizio _ è stato accolto con giudizi contrastanti in città. Fra questi spicca quello di Riccardo Jannello, ex giornalista della Nazione, il quale ha inviato ai media locali una lettera pubblica in cui sostiene che la “sinistra” starebbe preparandosi a festeggiare “con grande spiegamento di forze” (sic!) la sconfitta di Massa.
Una lettera che trasuda astio e livore verso questa “sinistra”, dove non si legge neanche una riga di autocritica, ma in compenso si può scorrere una lista di nomi dei “festeggianti”, da Eugenio Giani a Roberto Pucci, passando per Marco Rovelli e Ivo Zaccagna (e molti altri) Tutti rei, a suo avviso di non avere sostenuto, o di avere contrastato, la candidatura di Massa. Scrive a un certo punto, neanche stesse sfidando un regime: “Non ho paura a fare alcuni nomi…”, e poi vai con l’elenco dei “reprobi”.
Ora, lo ricordiamo per i più distratti, la scelta della Capitale della Cultura 2028 spettava al ministro alla Cultura Alessandro Giuli (uno che al discorso di presentazione ha citato un gerarca fascista), sulla base del giudizio espresso da una commissione formata da sette esperti, commissione presieduta da Davide Desario, direttore di Adnkronos, agenzia giornalistica di cui è proprietario ed editore Pippo Marra, già dirigente del Fuan, missino ed ex del Secolo d’Italia. Delle dieci città finaliste, sette sono amministrate dal centrodestra.
Ma perché tanta rabbia da parte di Iannello? Da dove scaturisce tutta questa acrimonia che sfida il senso del ridicolo? Domande a cui non riusciamo a dare una risposta. Di sicuro, l’autore della pacata missiva non è un osservatore neutrale, visto che aveva ricevuto (l’atto è del 31 luglio 2025) un incarico dal Comune da 5mila euro riguardante la comunicazione per la candidatura di Massa a capitale della cultura. Che tristezza.
Ma ecco la lettera integrale
Oggi è una giornata triste per la città e nonostante questo sono certo che (quasi) metà di essa, quella che è riuscita a perdere le elezioni comunali nel 2023, festeggerà con grande spiegamento di forze perché i “fascisti” che avevano sostenuto la candidatura a Massa Capitale della Coltura 2028 sono stati sconfitti, per una incollatura, da Ancona. Chi sono i festeggianti? Alla loro testa c’è chi guida la Regione: Eugenio Giani e la “zarina” Cristina Manetti: stracciata Fiesole da loro sostenuta con frasi tipo (Giani) “la Toscana è Fiesole”, hanno fatto in modo che Massa venisse messa in secondo piano trovando nei loro accoliti apuani, il centrosinistra massese che ha votato contro in Comune e soprattutto il sindaco di Carrara Serena Arrighi, il giusto humus. Ma c’è a Massa chi più di altri ha sempre giocato contro la candidatura. Non ho paura a fare alcuni nomi: Daniela Bennati, Giancarlo Albori, Marco Rovelli, Ivo Zaccagna, Rossana Lazzini e altri blogger o titolari di siti o presunti intellettuali, Bruno Giampaoli e mi scuso con chi dimentico e sarebbe felice di finire nella lista. E poi c’è chi, pur potente in città, non ha mai detto una parola e mi riferisco a Martina Nardi o Roberto Pucci: la loro influenza è nota, anche sulla sconfitta del 2023.
E’ bruttissimo pensare che Massa – e perfino Forlì – abbiano perduto perché nelle loro città metà persone tifavano contro: l’esempio contrario più bello è Colle Val d’Elsa dove ieri mattina, fascisti e comunisti abbracciati, si sono riuniti al Teatro del Popolo per seguire trepidanti la diretta streaming dalla Sala Spadolini del ministero (guarda caso alla guida di Massa c’è stato anche un repubblicano, e che personaggio!…) auspicando che la candidatura, fortemente voluta da tutti, andasse a buon fine. Oggi io piango per la sconfitta della città dove sono nato, e avrei pianto comunque, qualsiasi colore la governasse, perché quando ci sono battaglie da fare tutti devono essere uniti perché dobbiamo pensare sempre allo sviluppo del nostro territorio, della nostra società. “Con la cultura – scrive Tahar Ben Jelloun – si impara a vivere insieme; si impara soprattutto che non siamo soli al mondo, che esistono altri popoli e altre tradizioni, altri modi di vivere che sono altrettanto validi dei nostri”.
Chi oggi festeggia la sconfitta di Massa non vuole bene alla sua città. Perché se le voleva bene doveva pensarci tre anni fa.
Riccardo Jannello, giornalista
