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“Oh, ma siam belli?”, recita uno stendardo in curva nord. La risposta è sì: la Carrarese è bella, bellissima. Gioca un calcio moderno, diretto, veloce, in un momento storico nel quale il football è lunghi possessi palla, infiniti giri della sfera, impossibilità a trovare spazi. I giallazzurri no: loro, grazie allo stratega Calabro, hanno trovato il Sacro Graal. La bellezza della semplicità. Corrono, combattono, e appena il prato si apre, fanno malissimo. Era stato così a Bari, è stato così in un derby aspro, bello, aperto, senza respiro contro uno Spezia terrorizzato dalla sua posizione di classifica, ma sempre squadra di tutto rispetto sul piano del talento.
Un fuoco d’artificio dopo l’altro, 90 minuti che riconciliano col gioco del calcio. Tre gol, un palo, un rigore sbagliato (che scivolata, povero Abiuso), occasioni in serie, quattro espulsi – tre dello Spezia, che finisce la gara con 8 giocatori in campo; uno per la Carrarese, perchè al derby non si comanda. Scintillante Carrarese. Che indovina la formula del doppio centravanti (Finotto e Abiuso, entrambi a segno), che domina a centrocampo con un Hasa che non può essere ignorato dalle big della serie A, che tiene in difesa, con Calabrese che centra la sua prima rete in serie B. Squadra che sta benissimo fisicamente e gioca un calcio diverso da tutti, verticale, cinico.ia
Finisce 3-1 (reti: Calabrese 17′; Finotto 23′; Abiuso 63′ per gli azzurri; Valoti 49′ per gli Aquilotti). E che festa ai Marmi. La gente salta, canta e si diverte. L’immagine emblematica sono i giocatori sepolti dai tifosi dopo il terzo gol, unità di intenti tra la squadra e la sua gente. 42 punti in classifica , i playoff due gradini più in su, la zona salvezza lontanissima. Una Pasquetta da raccontare. “C’ero anche io, quella volta che…”.

E a festeggiare la scintillante vittoria degli azzurri di mister Calabro anche un tifoso speciale: il vescovo della Diocesi di Massa Carrara e Pontremoli Mario Vaccari che ha scelto la curva nord e ha seguito la gara a fianco dei tifosi più “caldi” dello stadio. Il vescovo ha snobbato la tribuna delle autorità, ha pagato il biglietto per la curva e si è presentato ai tornelli una ventina di minuti prima del fischio di inizio.