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Massa- Severino Meloni esponente del Pd e dell’associazione Polis Lab indica la sua strada per Massa 2028. “La politica di sinistra a Massa non può permettersi di arrivare all’appuntamento del 2028 per pura inerzia o, peggio, come il risultato di un incastro di veti incrociati.
Se si vuole costruire un’alternativa credibile, è necessario guardare innanzitutto a quello che dovrebbe essere il perno del centrosinistra: il Partito Democratico.
Osservandolo dall’esterno, si ha l’impressione di una forza che deve ritrovare la propria bussola.
Oggi l’immagine che il PD proietta è quella di un partito che parla troppo a se stesso.
Quando le segreterie non nascono da opzioni politiche chiare, ma dalla necessità di gestire equilibri statici tra centri di potere, l’autorevolezza decade inevitabilmente. L’autorevolezza non si eredita per nomina: si costruisce solo attraverso la capacità di dare un indirizzo.
Senza una guida politica forte, il PD rischia di smettere di essere un corpo vivo, riducendosi a una sommatoria di interessi particolari e diventando l’anello debole della coalizione anziché il suo motore.
Il Congresso come necessità democratica
Prima di discutere di nomi per la carica di Sindaco, credo sia indispensabile un chiarimento interno a quel partito. Il congresso non dovrebbe essere un rito burocratico, ma il momento in cui iscritti e simpatizzanti si esprimono sulla linea politica, superando la logica della gestione del potere fine a se stesso. È necessario superare i limiti del modello attuale di svolgimento dei congressi.
Basta con la “caccia alla tessera”: i congressi risolti in questo modo premiano chi ha più capacità per un reclutamento pilotato, invece di chi ha la tesi migliore.
Si deve ridare centralità all’identità, non solo alle deleghe: non si può pensare che solo le primarie di coalizione risolvano i dilemmi identitari che appartengono a ogni singolo partito.
Per dare sostanza democratica al percorso verso il 2028, una soluzione potrebbe essere quella di estendere il diritto di voto congressuale a tutte le persone che, nell’arco della vita del PD, siano risultate iscritte almeno una volta. Il cosiddetto “Popolo del PD” è una vasta comunità che spesso ha smesso di rinnovare la tessera proprio per mancanza di stimoli.
Chiamarli a raccolta significherebbe confrontarsi con una base che condivide determinati valori, smontando le scalate di potere giocate sui numeri dell’ultima ora.
Chiarire la linea del PD è un atto di responsabilità verso gli alleati.
Se il partito di riferimento è ambiguo, la coalizione diventa un debole “cartello elettorale”. In questo senso, ritengo che il chiarimento debba riguardare non solo i temi, ma la tenuta stessa dello schieramento.
Il quadro politico locale deve necessariamente essere armonizzato a quello nazionale: è tempo di dichiarare l’abbandono totale delle maggioranze “variabili”.
Le alleanze con forze che ammiccano al centrodestra vanno bandite da possibili accordi di coalizione.
La coerenza del perimetro politico è la prima garanzia di serietà che dobbiamo ai cittadini.
Il PD deve abbandonare definitivamente la vocazione maggioritaria per rivendicare con forza le proprie radici nella Costituzione e nella laicità.
È tempo di muoversi verso un profilo marcatamente socialdemocratico ed ecologista, privilegiando la protezione degli strati sociali più fragili rispetto alla competizione basata sul merito individuale, un paradigma tipico della fase nascente del 2008 che oggi mostra i suoi limiti di fronte alle disuguaglianze crescenti.
Il Partito Democratico è nato dalla sintesi tra cattolicesimo democratico e riformismo di sinistra: tradizioni nate per trasformare la realtà, non per amministrare il declino.
Se si vuole veramente aprire una stagione nuova che recuperi lo spirito della partecipazione civile a Massa, bisogna ripartire dal confronto d’indirizzo su temi cardine come sanità, ambiente e sviluppo.
Solo così si può ridare credibilità a un progetto che deve tornare a essere interprete dei bisogni collettivi della nostra città”.