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Massa- Silenzi, documenti mai arrivati e impianti operativi senza titolo. È la linea comune che emerge tra la gestione dell’ex discarica di Codupino e quella che era la gestione della Ricicleria prima della chiusura urgente del 2019, due vicende ambientali che sollevano più di un interrogativo sull’operato dell’Amministrazione Persiani e non solo.
Ex discarica di Codupino: risposte assenti
Nonostante la sua audizione in commissione Affari Istituzionali, sul trattamento del percolato e su molte altre cose, l’assessore Roberto Acerbo non ha fornito chiarimenti concreti. Al posto dei documenti previsti per legge, sono arrivate risposte vaghe e riferimenti marginali. Eppure la normativa è netta: l’inadempienza non solo comporta sanzioni amministrative, ma può configurare reati di pericolo. Non è necessario che l’inquinamento si verifichi: è sufficiente che il rischio sia delineato.
Sorprende che una giunta che include diversi legali sembri sottovalutare un aspetto così centrale. Ancora più sorprendente è il ribaltamento dei ruoli: il controllato, il comune attraverso le parole dell’assessore Acerbo, che attacca il controllore, Arpat, in un contesto dove le irregolarità sono rimaste a lungo sotto silenzio.
La Ricicleria: abbiamo assistito allo stesso modus operandi, fino al 2019 nessuna trasparenza
Il caso della Ricicleria è ancora più netto. Prima della chiusura urgente nel 2019 l’impianto funzionava sulla base di cosa ? Di una semplice “presa d’atto” e quindi non di un’autorizzazione. In termini di diritto amministrativo, la differenza è sostanziale: una presa d’atto non legittima l’attività. Di fatto, possiamo dire che l’impianto operava senza un titolo valido.
Nel 2018 la Giunta Persiani bocciò una mozione che chiedeva di sanare quella irregolarità, sostenendo che il problema fosse superato.
Nel frattempo, stando alle dichiarazioni dell’allora amministratore unico di Asmiu riportate dalla stampa, l’impianto versava in condizioni critiche: rifiuti nel fango, suolo non isolato, acque di dilavamento non depurate prima dello scarico in fognatura bianca. Violazioni evidenti delle prescrizioni di legge.
La chiusura lampo del 2019
A giugno 2019 arrivò una seconda mozione, mai discussa in Consiglio, con cui si chiedeva alla Giunta di chiarire il titolo autorizzativo e la gestione delle acque meteoriche dei piazzali. Prima che l’Amministrazione rispondesse in aula, il dirigente comunale competente ordinò la chiusura immediata della ricicleria e la Ricicleria venne riaperta solo dopo aver adempiuto alle varie prescrizioni richieste.
L’Amministrazione Persiani, è vero, ereditò l’ impianto dalle giunte precedenti, ma ha continuato a gestirla in quel modo fino all’ultimo in condizioni di dubbia legittimità. Il punto più opaco resta l’assenza delle autorità di controllo, Arpat in primis. La chiusura è scattata solo quando il dirigente comunale è stato messo con le spalle al muro dalla mozione.
Il copione si ripete
Per la ex discarica di Codupino sembra essersi ripetuto lo stesso schema già visto con la Ricicleria trasparenza carente, controlli in ritardo e “panni sporchi” lavati in casa dal controllato, con l’inerzia del controllore a fare da sfondo.