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Da una ragazza che preferisce che il suo nome non appaia sul nostro giornale. riceviamo il racconto di un brutto episodio accaduto su un bus, fra Marina di Carrara ed Avenza. Un episodio in cui si intravedono razzismo, violenza (anche se non fisica) e prevaricazione nei confronti di un ragazzino . Ecco cosa riferisce la giovane.
“Scrivo questa testimonianza perché sento il bisogno di raccontare un episodio che mi ha profondamente scossa e non riesco a togliermi dalla testa.
Sono una ragazza di 18 anni ed oggi 7/05/2026 circa alle ore 15:35 mi trovavo su un autobus in provincia di Massa-Carrara, nella tratta tra Marina di Carrara e Avenza. Appena salita mi accorgo che due controllori avevano fermato un ragazzino di colore che avrà avuto circa 12 o 13 anni a occhio.
Non è stato il semplice controllo a colpirmi, ma il modo in cui quel bambino è stato trattato.
I due controllori gli parlavano con toni aggressivi, alzando la voce, mettendolo sotto pressione e insistendo perché aprisse lo zaino e tirasse fuori documenti e portafoglio. Quel ragazzino era visibilmente terrorizzato. Era immobile, in silenzio, incapace quasi di rispondere. Si vedeva chiaramente che aveva paura. Non sembrava un bambino che stesse creando problemi, ma sembrava soltanto un bambino spaventato davanti a due adulti che lo stavano intimidendo con cattiveria.
La scena che più mi ha colpita è stata vedere un altro passeggero, un uomo di colore sulla cinquantina di anni, offrirsi di pagare lui la multa pur di aiutare quel ragazzo, perché anche lui aveva capito quanto fosse impaurito. Eppure i controllori hanno rifiutato con freddezza, dicendo che non essendo suo padre non poteva farlo.
A un certo punto io stessa sono intervenuta perché quella situazione mi stava facendo stare male. Ho parlato con una delle controllore, cercando di farle capire che davanti a lei non c’era un delinquente, ma un bambino visibilmente terrorizzato. Quello che mi ha colpita ancora di più è che continuava a riferirsi a lui chiamandolo “il signore”, quasi ignorando completamente il fatto che fosse soltanto un ragazzino impaurito di 12 o 13 anni, un bambino, che magari non ha i soldi nemmeno per mangiare e per pagare i biglietti del bus. Quel modo freddo e distaccato di parlare di lui mi ha fatto ancora più male, perché in quel momento sembrava mancasse del tutto l’umanità verso un minore in difficoltà.
Poco dopo hanno fermato anche una pattuglia dei carabinieri per obbligare il ragazzo a mostrare la carta d’identità. I carabinieri alla richiesta inusuale sembravano quasi sconcertati. A quel punto sono scesi e non ho più visto come sia finita.
Quello che però mi fa stare male ancora ora è un altro aspetto, cioè che quei due controllori li avevo già visti in precedenza controllare ragazzi bianchi, e il trattamento era stato completamente diverso. Toni più tranquilli, atteggiamenti più comprensivi, a volte persino tolleranti. In questa situazione invece ho percepito una durezza, una rabbia e un accanimento che mi hanno fatto rabbrividire.
Da ragazza che era lì presente non riesco a ignorare ciò che ho visto e ciò che ho sentito. E soprattutto non riesco a dimenticare lo sguardo di quel bambino, paralizzato dalla paura mentre intorno a lui c’erano adulti che invece di rassicurarlo sembravano volerlo schiacciare ancora di più.
Ho deciso di scrivere perché credo che certe situazioni non debbano passare nel silenzio; inosservate. Anche quando si tratta di un controllo, l’umanità dovrebbe venire prima di tutto. Sempre. E ancora di più quando davanti c’è un minore”.
Buonasera. Mi trovo in disaccordo con quanto riportato da queste dichiarazioni. Leggendo quanto riportato mi rendo conto che si tratta di una situazione alla quale ero presente e non è andata esattamente come riportato da questa ragazza. La contestazione è avvenuta con iniziale educazione e rispetto da parte degli agenti accertatori, mentre il ragazzo (che conosco per ragioni lavorative, oltretutto di maggiore età e non minore come riportato dall’articolo) si è posto da subito maleducato e poco collaborativo, tutt’altro che impaurito . La situazione si è protesa per lunga percorrenza fino a che effettivamente i toni si sono alzati anche da parte dei verificatori ma mai usando termini razzismo o maleducazione in generale. Purtroppo in molte occasioni ormai ci sono persone senza un regolare biglietto e pretendono ragione e comprensione, a prescindere dal colore e dalla provenienza. I verificatori fanno il loro lavoro, difficile, ma nel rispetto di tutti soprattutto di chi paga regolarmente il trasporto pubblico. Vorrei suggerire di verifica fonti e situazioni prima di pubblicare dichiarazioni.
Buona sera