
Clan, mucche e “spezzatino” Questa di Marinella è la storia vera
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Continua la vendita a pezzi della tenuta di Marinella, crescono le preoccupazioni sul futuro di uno dei “luoghi del cuore” di tanti carraresi (e non solo).
Nei giorni scorsi gli amministratori giudiziari della Marinella spa in liquidazione hanno aperto il bando per la cessione delle stalle e delle aree circostanti. Si tratta di terreni agricoli per 230mila metri quadrati e dei fabbricati, abbandonati, che ospitavano le mucche, di capannoni agricoli. In pratica, la parte storica della tenuta, quella da cui usciva il latte delle buste triangolari con marchio Lunilat. Il prezzo base di gara è di un milione e 820 mila euro; la gara verrà effettuata il 19 giugno alle 14 nei locali della sede legale della Marinella spa. Il 12 giugno ci sarà invece l’asta della “Verduraia”, ossia dei terreni e delle stalle immediatamente confinanti con il borgo: 142mila metri quadrati, 881.260 euro la base d’asta.
Altre porzioni della tenuta (che complessivamente si estende su 500mila metri quadrati) tra cui l’area dell’ex campo di calcio e la zona dei parcheggi davanti alle spiagge, erano state vendute nei mesi scorsi.
Un maxi oliveto e 15 milioni di investimento

E, soprattutto, è stata ceduta l’intera parte che si estende tra l’abitato di Luni Mare, l’autostrada e il Muraglione. Circa 100 ettari, un quinto della superficie totale. Terminato un lungo contenzioso legale con i liquidatori e ottenuto nel febbraio scorso dal Comune di Sarzana l’ultimo via libera, gli acquirenti, cioè l’azienda Fratelli Merano di Imperia, produttrice di olio, ha ora tutti i permessi per impiantare un mega uliveto di un milione di metri quadrati. I Merano hanno investito circa 15 milioni di euro (oltre 6 milioni per l’acquisto dei terreni e altri 8 per l’impianto della nuova coltivazione) nell’operazione che prevede una densità a ettaro di 600/700 piante per coltivare olive di varietà liguri (non solo la taggiasche) destinate alla tavola (non ai frantoi).
Un grande impianto per il basilico
Sul lato di Fiumaretta, invece, è sorto un grande centro per la trasformazione del basilico dell’azienda Marco Nicolini; e circa 360 ettari di terreno sono stati affittati per la coltivazione di basilico. Per una produzione stimata di 4mila tonnellate di semilavorato all’anno destinato ai più importanti marchi nazionali di pesto. Oltre a una non definita quantità di sostanze chimiche irrorata ogni stagione sui terreni.

Lo spezzatino, insomma, continua lo smembramento dell’area che, nei piani urbanistici e nei programmi delle varie giunte comunali è sempre stata dichiarata “indivisibile”, è in buona parte compiuto. In barba al “Parco Campagna”, ossia della normativa contenuta nel Piano Regolatore di Sarzana che prevede il non frazionamento dei 500 ettari. Intanto, cambia volto anche il borgo di Marinella stesso. Costruito nell’Ottocento dalla ricca famiglia di industriali del marmo carraresi Fabbricotti, quel paese di case coloniche e pinete, un vero “mondo a parte” che sembra un pezzo di Pianura Padana a due passi dal mare, è ora attraversato da una articolata trasformazione grazie ai fondi Pinqua (15 milioni circa). Alcune costruzioni nuove sono sorte, altre sono in ristrutturazione, per un totale di 43 alloggi. E ci sarà anche una nuova viabilità.continua
Il rischio della chiusura al pubblico
Niente sarà come prima, dunque. Con il rischio, anzi qualcosa di più di un rischio, che la tenuta venga chiusa al pubblico, almeno in buona parte. Stop alle passeggiate con il cane, basta girate in bici e jogging lontano dalle auto in quel piccolo paradiso popolato di coniglietti selvatici, aironi e garzelle. L’intera area destinata a uliveto sarà probabilmente chiusa la sera e riaperta al mattino, ma è possibile che anche in altre porzioni di tenuta passate di mano vengano introdotti divieti o limitazioni all’uso collettivo.
Bisognava avere un progetto unitario per l’intera tenuta e puntare sull’agricoltura biologica
Alessandro Poletti – Legambiente Val di Magra
Alessandro Poletti, segretario del circolo di Legambiente Val di Magra, è molto critico sulle trasformazioni della tenuta. “Noi eravamo per un progetto unitario dell’intera area, invece si va alla lottizzazione. La tenuta, poi, andrebbe gestita con pratiche di agri-forestazione: siepi, filari di alberi, piante verdi ai margini dei campi, e quindi agricoltura biologica. Invece non ci sono garanzie sulla tutela ambientale/naturalistica, non si sa cosa proporranno i nuovi proprietari e cosa sarà loro consentito fare”. Le aree dove si coltiva il basilico, dice ancora Poletti, citando quanto illustrato da Coldiretti, “sono soggette a rotazioni annuali, e questo dovrebbe prevenire l’impoverimento dei terreni. Certo è che il capannone costruito per la trasformazione del basilico è un pugno nell’occhio, in cemento, oserei dire un eco-mostro: non avrebbero dovuto lasciarglielo costruire, ma sicuramente avevano tutti i permessi delle amministrazioni”.
Quanto al futuro oliveto Poletti dice: “Sempre per fonte del Presidente di Coldiretti provinciale, la proprietà si è dichiarata pronta a rispettare le prescrizioni esistenti, ma senza il Piano di Gestione Integrato quanto saranno stringenti? Se non altro, le coltivazioni produrranno olive da tavola e non da olio, che a Marinella non avrebbe avuto senso”.
Particolare preoccupazione desta poi, secondo Legambiente, la vendita dell’area dietro il paese di Marinella (quella che andrà all’asta a giugno): “Quei terreni sono in parte fuori anche dalla ZSC (Zona speciale di conservazione dove la protezione per preservare gli habitat naturali è più stringente). Sarebbe meglio che ad acquisirli fosse la mano pubblica, anzi sarebbe meglio che le pubbliche amministrazioni acquisissero subito tutto ciò che resta della vecchia tenuta”.
E il rischio di cementificazione
Ma c’è un rischio di cementificazione/edificazione della tenuta di Marinella?
Risponde ancora Alessandro Poletti: “Per ora nuove costruzioni sono possibili solo all’interno del borgo. In campagna, cioè nella parte agricola, non dovrebbero esserci rischi. Però… I Piani Urbanistici di Sarzana e Ameglia vanno rifatti; l’attuale amministrazione di Sarzana sarebbe disposta a togliere il Parco Campagna presente nel Prg ancora vigente, le normative ci sono ma devono essere revisionate e non si sa in che modo lo saranno… quindi il problema potrebbe porsi in un domani”. Inoltre, aggiungiamo noi, i fabbricati già esistenti come le stalle e le case coloniche, potrebbero essere ristrutturati, senza aumentare le volumetrie ma con impatti più pesanti di quelli attuali.
Poteva andare peggio: la storia
Eppure, poteva andare peggio. La vocazione agricola di Marinella – anche senza zootecnia e, dunque senza mucche – è stata per adesso preservata, pur tra frazionamenti, lottizzazioni e incognite. E non era scontato che finisse così. La storia della tenuta, mostra che il rischio era alto. Già negli anni Settanta era sorto l’abitato di Luni Mare, una colata di cemento e asfalto nel bel mezzo della tenuta. Un villaggio spettrale (almeno in inverno), quasi senza negozi ma con una discoteca, il mitico “New York New York”, che venne poi chiusa (nel 1985) e successivamente rasa al suolo.

Dai fasti del “New York” al folle progetto della darsena
La posizione geografica strategica, al confine tra Liguria e Toscana, l’aveva resa storicamente un rifugio ideale, utilizzato dai clan della Locride per nascondere figure di spicco durante la latitanza (fonte: rapporto Direzione investigativa antimafia Dia sulla malavita organizzata in Liguria).
Nei primi anni Duemila, poi, la banca proprietaria della tenuta, cioè Monte Paschi di Siena (che aveva acquistato terreni, mucche e borgo dal dissesto della famiglia Fabbricotti durante il Fascismo) è investita da una gravissima crisi finanziaria e societaria. Dissanguata dalla folle acquisizione di Antoveneta, travolta da debiti e guerre intestine, decide di vendere tutto il suo patrimonio vendibile. Compresa Marinella.
Una cordata di imprese formata da Condotte, CCC e Unieco, ossia giganti dell’edilizia italiana riconducibili alla Lega delle Cooperative o al mondo confindustriale, acquisiscono così il 75% delle quote della tenuta, con l’intenzione di realizzare un faraonico piano di sviluppo turistico-immobiliare: 200 nuove residenze e negozi nel vecchio borgo, una darsena da mille posti barca nei 50 ettari demaniali di spiagge e retro-spiagge. Si parla anche di un albergo con 100 camere e 220 posti letto, centro congressi, piscina, giardino, ristorante, shopping, parcheggio. L’idea è realizzare un gigantesco porticciolo turistico a Fiumaretta e di cementificare buona parte della tenuta. Il progetto della Nautica a Marinella, tuttavia finisce nel nulla, nonostante il sostanziale appoggio delle amministrazioni di Sarzana e Ameglia, a quel tempo di centrosinistra.
L’operazione da 300 milioni di euro si scontra con i vincoli normativi, viene frenata da problemi evidenti di impatto ambientale e ancor più evidenti problemi idrogeologici legati alle piene del Magra. Ma soprattutto è la grande crisi economica del 2008 a far naufragare il progetto che oggi appare più di allora assurdo.
Gli ultimi “colpi”
Negli anni successivi, va progressivamente in crisi anche la produzione zootecnica che aveva voluto Fabbricotti e che Monte dei Paschi aveva continuato. La Tenuta accumula milioni di debiti, la caduta delle quotazioni del latte, l’assenza di una rete commerciale dopo la separazione dalla fiorentina Mukki, sono colpi durissimi. L’assenza di un piano industriale vero, due incendi ai fienili nel 2016 e nel 2017, sono quelli mortali.
Nel marzo 2018 le circa 600 mucche della storica fattoria vengono vendute e la produzione del latte cessa per sempre. La società va in liquidazione, negli anni successivi si parla di imprenditori interessati a rilanciarla: Oscar Farinetti di Eataly, La Renovo di Mantova che opera nel settore dell’agri-industria e biocarburanti; Gabriele Volpi, imprenditore petroliere, già presidente dello Spezia Calcio e azionista di peso in Carige. Niente di concreto. La vendita a lotti, invece, va avanti. E non si è ancora fermata.

Su quanto sta succedendo nella bassa vallata del Magra, Prima Pagina Massa Carrara ha scritto altri articoli che puoi leggere qui : “Quanto cemento nella piana del Magra – viaggio in un territorio a rischio” e “Nasce un’alleanza di imprese sul Magra, ma ci sono preoccupazioni”










