
Proteste: la Francia si incendia, la Spagna ribolle. L’Italia no
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La Francia brucia, incendiata dalle proteste degli studenti. Da Parigi a Lione, da Marsiglia a Nantes i ragazzi scendono in piazza, bloccano le scuole si scontrano con la polizia. Anche la Spagna ribolle; dallla Puerta del Sol a Madrid, fino a Barcellona, a Siviglia, a Malaga, sono giorni di manifestazioni, cortei, proteste. La grande mobilitazione porterà, probabilmente, alle elezioni anticipate in Spagna.
In Italia, niente. Non un sussulto, se si eccettuano poche manifestazioni di agricoltori contro il caro-carburante organizzate a Roma e in Sicilia.
In Francia gli studenti – in molti casi sostenuti dai professori – scendono in strada per protestare contro le condizioni pessime delle loro scuole: aule troppo piccole, sovraffollate e sporche, mancano a volte banchi e sedie; ci sono pochi insegnanti di sostegno, non ci sono condizionatori nelle aule. Sembra quasi di essere in Italia.
In Spagna la protesta, (innescata dallo sfratto di Maricarmen, la donna invalida buttata fuori di casa in barella perché non poteva più pagare l’affitto schizzato da 250 a 1.200 euro) riguarda la casa: gli affitti costano troppo, nelle grandi città gli appartamenti vengono trasformati in b&b o in affittacamere per turisti, per i giovani affittare o comprare casa è economicamente quasi impossibile.
Proprio come in tante città grandi e piccole del nostro paese.
I problemi che hanno scatenato la protesta in Spagna e Francia si ritrovano pari pari in Italia. Talvolta in misura ancora più grave. Ma noi restiamo a casa.
Qui da noi prevale il conflitto da tastiera. La rabbia che attraversa i boulevard di Parigi, qui riempie soltanto i social, sempre più cattivi e feroci, non le strade.
I decreti sicurezza del governo Meloni, cioè le pesanti limitazioni al diritto di manifestare hanno senz’altro avuto un peso. Non è facile, oggi, per i ragazzi italiani partecipare a un corteo. Si rischiano, oltre a manganellate spesso indiscriminate, pesanti multe, arresti preventivi, condanne “esemplari”. La stretta repressiva della destra, insomma, sembra stia funzionando. E non è una buona cosa.
Ma non è solo questo. Domina, soprattutto fra i più giovani, un sentimento di rassegnazione misto a disincanto, un clima di sfiducia che contribuisce a tenerci a casa. E neanche questa è una buona cosa.










