Monopattini sostenibili a costi insostenibili (e poco smart)

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MASSA – (10 luglio 26) Cominciano a circolare i monopattini del progetto di “mobilità intelligente” lanciato dall’amministrazione civica, e già c’è aria di debacle. “Altro che servizio per incentivare gli spostamenti sostenibili, questo è un incentivo a usare l’auto, accusano alcuni utenti che hanno utilizzato il monopattino-sharing. La registrazione per poter usare i mezzi risulta complicata e gli utenti non trovano assistenza da parte del personale; il costo – orario, non a chilometro – viene giudicato eccessivo: 8 euro per andare da Marina alla Stazione, meno di 5 km. sembrano davvero troppi . E la società che gestisce i monopattini – Bit Mobility Srl – non fornisce i caschetti, divenuti obbligatori proprio nei giorni in cui il Comune di Massa affidava ad essa il servizio. Il tutto in una città dove le piste ciclabili sono poche e “a intermittenza”e i rischi per chi viaggia in monopattino o bicicletta, sono molto elevati. Sembra, insomma, che il Comune si sia limitato ad affidare il servizio alla società vincitrice della gara disinteressandosi del tutto della sua funzionalità, cioè della sua capacità di soddisfare le esigenze dei cittadini.

“Un servizio smart per chi incassa, non per chi lo usa”

“Il servizio – scrive un cittadino – viene spacciato per l’avvio di un progetto di “mobilità intelligente e sostenibile” sul territorio , ma all’atto pratico si rivela una vera e propria presa in giro per gli utenti”.

Ma è Luca Acerbi, un altro cittadino che si è avventurato nell’utilizzo del monopattino comunale a smontare con implacabile chiarezza il servizio: “Il sistema è strutturato per essere “smart” solo per chi incassa, non per chi lo usa. Prendiamo le tariffe: per fare un percorso da Marina di Massa alla Stazione ho impiegato 24 minuti a causa della lentezza del monopattino, spendendo ben 8,00 €. Ovviamente le tariffe sono al minuto e non al Km!!!

A queste cifre e con queste prestazioni, il servizio si trasforma in un formidabile incentivo a usare la propria macchina, che resta infinitamente più economica, veloce e comoda. La vera beffa è ideologica: si nasconde un’operazione puramente speculativa e commerciale vestendola con i panni della sostenibilità e dell’ecologia. Se percorrere pochi chilometri con un mezzo leggero costa più dell’auto o quasi quanto un taxi, la mobilità green diventa un lusso insensato o una trappola per chi si trova in emergenza. Per non parlare delle barriere d’ingresso, come i sistemi obbligatori di registrazione biometrica che bloccano gli utenti per ore senza un briciolo di assistenza umana. Se lo sharing deve essere un’alternativa all’auto privata, non può costare come un bene di lusso ed essere così inefficiente”.

Un progetto sperimentale a costo zero per il Comune

L’esperimento della giunta di Francesco Persiani, avviato il mese scorso, sta dunque già assumendo i contorni di una sconfitta, simboleggiata dai monopattini abbandonati che si cominciano a vedere ai margini di strade e parcheggi.

Il progetto del Comune, in via teorica del tutto condivisibile, era stato deliberato dalla giunta il 14 maaggio scorso. Il servizio, dopo una gara in cui le ditte concorrenti erano solo due, era stato affidato alla Bit Mobility Srl. di Bussolengo (Verona), “il servizio in via sperimentale di biciclette a propulsione elettrica in modalità sharing”, si legge nella determina dell’8 giugno scorso con cui il Comune mette in moto il progetto “non comporta riflessi diretti o indiretti sulla situazione economico finanziaria o sul patrimonio dell’ente”. E’ cioè a costo zero per il municipio (ma non per chi usa il servizio).

L’opposizione: ciclabili inesistenti e strade percolose

Subito dopo la presentazione del progetto, era stato Ivo Zaccagna, consigliere comunale di opposizione a bocciare il progetto: “L’iniziativa va nella direzione di incentivare forme di mobilità più sostenibili ed è dunque condivisibile. La domanda però è inevitabile: dove dovrebbero utilizzare questi mezzi i cittadini in condizioni di sicurezza?”

Secondo Zaccagna, la città «continua a scontare una rete ciclabile insufficiente, spesso frammentata e poco connessa. In molti casi manca una vera alternativa sicura alla carreggiata stradale e, allo stesso tempo, è vietato utilizzare i marciapiedi. La mobilità sostenibile non può essere misurata soltanto dal numero di mezzi disponibili — aveva ancora detto – Si misura dalla qualità delle piste ciclabili, dalla continuità dei percorsi, dalla sicurezza degli attraversamenti e dalla capacità dell’amministrazione di costruire una città accessibile a chi sceglie alternative all’automobile Altrimenti è soltanto uno slogan da utilizzare nelle conferenze stampa”.

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Claudio Figaia
Articoli: 82

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