Carrara Bier Fest: la strada del cambiamento è tracciata

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Carrara. Ma davvero erano sempre meglio “quelli di prima”? E, soprattutto, è necessario usare i social alla maniera di Corona con Belen per creare la famosa shit storm che sommerge tutto, il buono e il cattivo, il migliorabile e non?

Questo preambolo è necessario per parlare di una delle manifestazioni più attese dell’estate carrarina e, sicuramente uno dei più giudicati su facebook (“ammazzati” direbbero in modo molto semplice quelli della mia generazione).

Comincio col dire che alla festa della birra versione carrarina (targata Timbro, Bianchi e Dell’Amico) ci sono stata. Ho mangiato e bevuto la birra. Non mi sono dissanguata, non mi aspettavo di essere da Cracco.

Mi aspettavo lo stile bavarese, questo sì, di cui io non sono una grande fan, e ho trovato un villaggio che unisce l’anima di Ingolstad con quella apuana. E mi è piaciuto molto. Mi è piaciuto vedere giovani e adulti ballare in mezzo ai tavoli la musica disco e le hit italiane.

Ma davvero voi sentite la mancanza delle ballate bavaresi a nastro? Che poi ci sono anche quelle eh…

Ma davvero era meglio ogni cinque minuti “boccali in alto”? Ma davvero lo speck e il formaggio degli anni passati erano degni della gastronomia Peck?

 E gli stinchi una volta avevano prezzi da Lidl?

Detto questo anticipo  i facili commenti: io sono amica di Giacomo, gli voglio bene proprio perché riesce a mettere la sua cifra, della leggerezza, in tutto quello che fa. E per me svecchiare la festa della birra e dargli un po’ di carrarinità è stato un grande lavoro. Una sfida vinta.

SI può migliorare? Certo. Ma la strada del cambiamento è segnata. E l’hanno segnata tre imprenditori carrarini. O bisogna solo farsi le bocche per “ma quanto è bella la città” e lasciarla silente e immutata?

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Alessandra Vivoli
Articoli: 158

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