Breaking News


Popular News









Nessuno banalizzi la salvezza della Carrarese. Un’impresa, sì. Restare in serie B, guadagnarsi per il terzo anno consecutivo il privilegio di una categoria che è il piano alto del palazzo del calcio, appena sotto il superattico della serie A, deve far gonfiare d’orgoglio il petto di un allenatore, di un gruppo di lavoro, di una città. Perchè il calcio, oggi, è materia complicata. Ci vogliono soldi, tanti, ma ci vuole soprattutto chi sa spenderli. Chi non fa il passo più lungo della gamba. Chi pianifica, programma, chi ha visione. Cos’è la nuova curva nord dello stadio dei Marmi se non un salto nel futuro, un potente volano economico per il domani? Cos’è la scelta di Calabro, allenatore colpevolmente lasciato nel sottoscala e poi rivelatosi uno dei migliori della serie cadetta? Cos’è la scommessa sui ragazzi formati nelle giovanili dei grandi club e che a Carrara hanno trovato il sacro Graal della continuità (Abiuso, Hasa, Rubino), cos’è l’intelligente trait d’union col passato (Finotto, Illanes, Belloni, Schiavi, Zanon), la capacità insomma di creare un mix tra giovani ed esperti, un collettivo che pende dalle labbra del suo allenatore e ne trasferisce in campo dettami tattici, voglia di correre, di lottare, di stupire.
Nessuno banalizzi la salvezza della Carrarese. Perchè, volgendo gli occhi verso il basso della classifica, si scorgono le macerie di grandi storie, di grandi piazze. Soffre il Bari, con una grande potenza di fuoco economica e uno stadio-astronave da Champions League. Soffre lo Spezia, partita per artigliare la serie A, con uno stadio rinnovato. Soffre la Samp. Soffre il Pescara nonostante Insigne. Rischia l’Empoli, per decenni volto virtuoso del calcio italiano.
La piccola Carrarese, fiera, non soffre. Si è salvata da tempo, ha il vantaggio di poter pensare al domani in anticipo sulla concorrenza e senza troppi assilli. Domenica, vincendo col Cesena, potrebbe addirittura dare l’assalto ai playoff, come puntare alla luna e ritrovarsi su Marte. Ma anche se così non fosse, nessuno banalizzi la salvezza. Una grande impresa. Figlia della serietà, della passione, del piacere di fare bel calcio in mezzo a un calcio brutto, triste, crepuscolare. La lezione che arriva dalle Apuane serva al povero football italiano.