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La perfezione, si sa, non è di questo mondo. Ma il secondo tempo della Carrarese a Bari ci si avvicina molto. Un capolavoro tattico di Calabro, tecnico che ormai non può essere ignorato dal calcio che conta. Una vittoria, dilagante, che strizza l’occhio alla storia, perchè questi tre punti sono calce viva tra i mattoni che edificano la salvezza: con 39 punti, adesso, si può guardare alle ultime sei partite e respirare a pieni polmoni, con otto punti di margine sulla zona rossa.
Ecco cosa vuol dire avere un grande allenatore: saper leggere la partita, sapere quando e come colpire. La Carrarese lo ha fatto all’alba della ripresa, con una vertiginosa azione aggirante che ha portato alla zampata di Rouhi, e poi con un contropiede chirurgico Hasa-Abiuso e il sigillo finale di Bouah proprio quando il Bari, disperato, stava producendo il massimo sforzo. Tre a zero, un dominio, una lezione di tattica. Avere un grande allenatore, e un gruppo che lo segue ad occhi chiusi, vuol dire anche non accontentarsi dopo un primo tempo di puro controllo, ma inserire la seconda punta (Finotto accanto ad Abiuso) e cercare il bottino pieno. Coraggio, visione, voglia di stupire: ecco la lezione che arriva dal tacco d’Italia, dove la Carrarese ha confezionato la sua grande impresa, una meraviglia per gli occhi.
Nella triste astronave del San Nicola, che sembra vuota anche con diecimila persone, non serviva vestire il frac, qui ci voleva la tuta da lavoro, il 3-5-2 che Calabro ha calato sul panno verde della partita è stata l’alchimia tattica perfetta per disinnescare il Bari, squadra con talento (Rao, un Cassano in sedicesimo, su tutti) ma con evidenti problemi offensivi. Ai giallazzurri è bastato seccare le sorgenti del gioco pugliese sulle fasce, obbligare il Bari ad agire soprattutto per vie centrali, dove Illanes e Oliana hanno tiranneggiato le vie aeree, e dove la cerniera Zuelli-Parlanti ha ridotto al silenzio Maggiore e Artioli. Pochi ed episodici i rischi, un sinistro morbido di Esteves, una spizzata di Moncini controllata da Bleve. Alla banda di Calabro, semmai, è mancato il cinismo offensivo, con Abiuso che ha perso l’attimo fuggente sotto porta su assist di Zanon e Hasa che ci ha provato con un destro a giro, respinto da Cerofolini.
Ma il calcio vive di attimi, battiti di ciglia. Calabro spariglia le carte con un colpo da maestro: dentro Finotto e Imperiale, e l’atteggiamento cambia. All’alba della ripresa sorge il sole, e come scalda: Hasa-Zanon, palla dentro e secondo il precetto del 3-5-2 da un esterno la palla arriva all’altro, Rouhi. Il ragazzo plasmato dalla Juventus ha il destino sul sinistro e non manca l’appuntamento, per la gioia dei 92 coraggiosi che si sono sciroppati gli 800 chilometri da Carrara a Bari. Premono, i pugliesi, tra i mugugni della loro gente. Ma Hasa è un tifone che scardina la logica. E’ lui, polmoni infiniti, ad ispirare Abiuso per il diagonale che è la banderilla sul corpo esanime del toro. I 92 tifosi al seguito vivono un sogno: che vittoria, che capolavoro. E suii titoli di coda arriva il terzo contropiede, chiuso da Bouah, alla prima gioia personale. Troppa grazia. E la salvezza, adesso, la puoi toccare con mano.