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Severino Meloni, attento osservatore e conoscitore della politica locale di lungo corso, componente di Polis Lab, associazione di area Dem, ci ha inviato una riflessione sul “caso” del rimpasto di giunta a Carrara. Eccola
È difficile restare sorpresi, eppure si prova sempre un certo sconforto nel vedere come la politica, che dovrebbe essere l’arte della sintesi e della visione, si riduca a una partita a scacchi giocata con le regole del piccolo cabotaggio.
Osservando quanto accade a Carrara, emerge un paradosso evidente. In un momento in cui il quadro nazionale imporrebbe riflessioni ampie per armonizzare i contesti locali a una strategia nazionale, con alleanze strutturali e il peso di un recente voto referendario sullo sfondo, la risposta locale è quella di chiudersi nel particolare delle lotte intestine per garantirsi posizioni di rendita.
La giustificazione del rimpasto ha dell’incredibile e appare, a voler essere generosi, inverosimile. Sostenere che sia necessario sostituire l’assessore al Turismo per introdurre “nuove competenze” legate all’Articolo 21 del regolamento del marmo solleva interrogativi logici immediati.
Se oggi serve un “super esperto” per gestire la proroga delle concessioni e il regolamento degli agri marmiferi, chi ha gestito il settore fino ad ora era privo di tali competenze? È legittimo chiedersi se questa amministrazione non sia stata all’altezza della sfida o se si sia accorta solo ora della complessità della materia; non so cosa sia più grave.
È quantomeno singolare che la soluzione a una necessità tecnica specifica (il marmo) passi attraverso la revoca di deleghe che con quel settore hanno poco a che fare, come lo Sport e il Turismo, colpendo una figura che, stando alle cronache, aveva ottenuto consensi trasversali.
La constatazione che la “Politica” sia assente da queste vicende è disarmante. È triste vedere come i segretari dei partiti, di fronte a uno scempio di questa portata, si limitino a prendere atto della situazione, riducendosi nella sostanza a semplici passacarte.
Siamo di fronte a quella semplificazione del discorso politico che considero ormai una piaga moderna: invece di spiegare le scelte attraverso una visione di città o un progetto di sviluppo, si ricorre a tecnicismi burocratici per coprire dinamiche che sanno di vecchie logiche di potere.
Quando la politica smette di parlare di contenuti e inizia a parlare solo di “incastri” e “poltrone”, perde la sua funzione pedagogica. Non ci si può poi stupire se i seggi restano vuoti. L’astensionismo non è disinteresse dei cittadini, ma il risultato di una gestione della cosa pubblica percepita come un esercizio autoreferenziale, lontano dai bisogni reali e figlio di accordi presi in stanze chiuse.
Continuando a giustificare e ad assecondare operazioni di questo tipo con argomentazioni poco plausibili, si finisce per logorare l’ultimo barlume di fiducia rimasto.
La politica dovrebbe essere un manifesto di trasparenza, non un gioco di prestigio dove si sposta un assessore per coprire una manovra di potere interno.
Se il fine è davvero il bene di Carrara e la gestione di una risorsa complessa come il marmo, servirebbe un dibattito pubblico, aperto e coraggioso, non un “arrocco di giunta” che somiglia più a una manovra difensiva che a un’apertura verso il futuro.