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“Francè, per il 10 Aprile dobbiamo inventarci qualcosa. Non possiamo lasciare tutta la scena a quei sinistri dell’Anpi…”
“Hai ragione, Andri, hai qualcosa in mente?”
“Sì, Francè, senti che idea ho avuto: a un certo punto, mentre quel professore parla, quando dice qualcosa di un po’ forte, che so, sulle politiche genocidiarie di Israele, sui decreti sicurezza, sulle violazioni del diritto internazionale, noi ci alziamo e ce ne andiamo. Tutti”.
“Ma dài, Andri, lo sai che ho un ruolo, ti immagini il casino che ne nascerebbe…”
“E allora? E’ possibile che questi abbiano sempre la parola: in aula, a Forno…? Dài, facciamolo, tu ti togli la fascia e noi ti seguiamo”.
“Ma dài, no: me li vedo già, tutti i sinistri che ci saltano addosso…”
“Ma sì, facciamolo, così a quelli dell’Anpi gli viene un coccolone dalla rabbia”.
“Ma no, dài”.
Ma sì, dài”
“Okay, allora facciamo in questa maniera: io il 10 aprile non vengo, vado al convegno dell’Anci al Guglielmi. Tu mi sostituisci e fai quel che ti pare”.
“Guarda che lo faccio…”.
“E fallo”.
Chissà se è andata davvero così tra Francè Persiani, primo cittadino di Massa, e Andri Cella, suo vice. Probabilmente no. Però una cosa è certa: se Andrea Cella, togliendosi la fascia tricolore (perché qualcuno stava dicendo qualcosa su cui non era d’accordo) ha offeso la memoria di tutti i massesi e ha fatto strame del ruolo istituzionale che ricopre, Francesco Persiani non esce meglio da questa vicenda. Anzi. Scegliendo di disertare la commemorazione della Liberazione di Massa dai nazi-fascisti, già ha fatto capire che tra lui e l’antifascismo c’è un rapporto irrisolto.
E poi questa sua assenza dalla sala consigliare (d’accordo, l’appuntamento sulla innovazione digitale era importante, ma…) ha un sapore pilatesco. Della serie: sono d’accordo con il gesto di Cella (che, come molti riferiscono, è apparso un atto pre-ordinato, specie con quel cenno con cui ha spinto i consiglieri a uscire dall’aula) ma non voglio espormi in prima persona. Oppure: no, non sono d’accordo, ma lascio campo libero… E’ possibile, anche, che il sindaco non fosse informato di quel che avrebbe fatto Cella in aula. E, allora, dovrebbe come minimo chiedere conto al suo vice.
In ogni caso, una figuraccia.